Zanetti al Corriere del Veneto: «Tasse troppo alte e basta con la caccia ai piccoli che assicurano gettito facile»

Enrico Zanetti, Sottosegretario all'Economia, condivide il richiamo del presidente della Repubblica, anche alla luce dei dati sull'evasione erariale in Veneto?
«Sì. Ma la lotta all'evasione fiscale deve procedere di pari passo, e con uguale determinazione, alla battaglia contro la corruzione e gli sprechi di denaro pubblico, perché sono entrambe delle direttrici fondamentali di ammodernamento del nostro Paese. E ora di mettere in soffitta il derby fra gli statalisti concentrati solo sull'evasione, nella convinzione che i singoli debbano cacciare il grano per alimentare la grande macchina, e i demagoghi interessati soltanto alla spending review, animati dal retropensiero che un po' di "nero" non faccia male. Questa biforcazione serviva solo a quelli che cercavano il consenso elettorale nell'uno o nell'altro bacino, noi invece vogliamo affrontare le due questioni in modo equilibrato e bilanciato».

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Zanetti a Il Fatto Quotidiano: ”Il Colle deve capire che il penale non abbassa l'evasione"

Prescrizione da alzare, ma un Paese dove si indagano tutti e non si condanna nessuno non è serio. Il contante? Tuteliamo l'economia.

Enrico Zanetti, Sottosegretario all'Economia e leader di Scelta Civica: Mattarella ha parlato di "evasione fiscale a livelli inaccettabili". Un attacco al governo...
Anche a quelli precedenti, allora, Berlusconi e Lega compresi, che hanno moltiplicato gli adempimenti, inasprito a senso unico la riscossione e abbassato le soglie penali e del contante. Se il risultato concreto è il riscosso, allora siamo stati più bravi. La verità? Quel parametro è la prima cosa da smettere di usare come un oracolo. Il fisco è costruito per dare la caccia al gettito dei soliti noti, non dei poco noti.

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Zanetti al Corriere della Sera: «Primarie non solo di sinistra. Anche noi ai gazebo il 7 febbraio»

Zanetti, il segretario di Scelta civica: accordo per un forte sostegno a Sala.

Ai gazebo del sette febbraio ci saranno anche quelli di Scelta Civica, il movimento fondato (e poi abbandonato) da Mario Monti. La presenza dei due parlamentari lombardi, Stefano Dambruoso e Gianfranco Librandi, alla convention di Beppe Sala all'antivigilia di Natale non era casuale: il piccolo partito di Enrico Zanetti — che di Scelta Civica è il segretario nazionale (oltre a essere Sottosegretario all'Economia del governo Renzi) — sosterrà «con convinzione» il commissario di Expo, «a partire dalle primarie».

Zanetti, per voi è una prima volta: non vi eravate mai impegnati direttamente nelle primarie. Perché avete deciso di appoggiare Sala fin dall'inizio del suo percorso?
«Noi siamo un movimento di moderati di area liberal-democratica. Siamo nati come
forza alternativa sia al centrodestra sia al centrosinistra, ma certo non siamo equidistanti da questo centrodestra e da questo centrosinistra. In altre parole, sosteniamo con decisone il governo di Matteo Renzi e ci sentiamo lontani dalla destra a trazione salviniana. Sala è un eccellente candidato. Lo sosterremo, così come sosterremo Piero Fassino a Torino. In altre realtà, come Roma e Napoli, potremmo decidere di esprimere noi stessi un candidato per le primarie».

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Zanetti al Corriere Fiorentino: «Così riformeremo le banchine»

Il Sottosegretario all'economia Zanetti e il piano del governo per le Bcc «Serve fonderle in una holding, però rispettando la loro autonomia»

Il governo ha annunciato la riforma delle banche di credito cooperativo. Ma quando? E come? Questo settore del credito, molto importante in Toscana, aspetta le decisioni di Roma con preoccupazione. Ne parliamo con Enrico Zanetti, Sottosegretario all'economia.

Le banche di credito cooperativo difendono la loro autonomia e la loro proposta di autoriforma. Il premier Renzi parla invece di modello «Credit Agricole», una sorta di fusione collettiva, e addio autonomia. In concreto cosa volete fare?
«Il governo non vuole lasciare le cose come stanno e questo è sacrosanto: la pura e semplice mutualità interna al sistema cooperativo non è più sufficiente a dare garanzie adeguate di stabilità del settore. Serve una reale integrazione che non sacrifichi l'autonomia di chi gestisce bene la propria realtà e al tempo stesso consenta di intervenire non soltanto a buoi scappati nei confronti di chi non è altrettanto bravo o fortunato. Per noi di Scelta Civica il punto di caduta più ragionevole potrebbe essere quello dell'autoriforma, ma con il modello dell'holding unica».

Prima le indiscrezioni di una accelerata natalizia, poi altre su un rinvio a febbraio per la riforma delle Bcc. Quindi, quando arriva la riforma?
«In tempi rapidi. Basta discussioni infinite, ma comunque devono essere idonee a consentire un confronto in maggioranza. La recente vicenda banche credo abbia insegnato a tutti che certi momenti di condivisione, tra tutti coloro che devono poi assumersi la responsabilità politica davanti al Paese, devono essere fatti prima e non dopo. Altrimenti ci ritroviamo in maggioranza un'altra volta in due a spiegare il perché delle scelte e tutti gli altri alla finestra a vedere l'aria che tira».

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Zanetti a Libero: «Vogliono bloccare l'inchiesta sulle banche»

Dopo il dietrofront di Renzi, anche Dini e Monti si oppongono alla commissione per ridurla a una semplice indagine.
Il Sottosegretario Zanetti non ci sta: «Niente assoluzioni a scatola chiusa, il Premier non arretri». E nel Pd c'è chi l'appoggia.

Prima la retromarcia di Matteo Renzi sui potieri della commissione incaricata di far luce sul "caos banche: da commissione d'inchiesta con gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, a semplice commissione d'indagine. Poi l’uno-due, con le possibili scelte del Parlamento, di Lamberto Dini e Mario Monti. Per l’ex direttore generale di Bankitalia, la commissione d'inchiesta «sarebbe un carrozzone in cui tutti si farebbero pubblicità». Monti, invece, non crede che «che il Parlamento, popolato com'è da politici contemporanei le cui performance vediamo quotidianamente in termini di serena obiettività, possa avere la missione di accertare la verità».

Due siluri, più il dietrofront del governo, che nella maggioranza fanno gridare al «boicottaggio» Enrico Zanetti, Sottosegretario all'Economia e leader di Scelta civica. «Vedo in atto, tutto intorno al governo e al Parlamento, il tentativo di costruire un vero e proprio cordone sanitario per scongiurare sul nascere la costituzione di una commissione d'inchiesta sulla vigilanza bancaria» denuncia Zanetti. Il riferimento del numero uno di SC è sia alle parole, nello stesso giorno, di Dini e Monti, sia alle indiscrezioni sulla possibile retromarcia di Palazzo Chigi sulla natura della commissione.
Zanetti sente puzza di bruciato e non ci sta: giù le mani dalla commissione d'inchiesta. «Attenzione perché questa non è la richiesta dei soliti populisti d'accatto, ma dei moderati italiani: niente accuse a scatola chiusa, niente assoluzioni a scatola chiusa», avverte il Segretario di Scelta Civica. Il timore è che dietro le sortite di due pezzi da novanta come Dini e Monti, si nasconda il tentativo di indurre Renzi al passo indietro.

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La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno: Salvataggi, l'affondo di Zanetti «Regole comuni per tutti in Europa»

Il Sottosegretario: sulle quattro banche la linea non è stata condivisa.
Avanti con una commissione d'inchiesta che faccia luce su tutto. Chi ha sbagliato pagherà.

Sottosegretario Zanetti, il Portogallo salva Banifcon 2,3 miliardi di fondi pubblici e il disco verde europeo. Uno schiaffo all'Italia?
«Dipende. A determinate condizioni è ancora possibile intervenire con soldi pubblici, fermo restando la partecipazione di azionisti e obbligazionisti subordinati al salvataggio. E, nel caso del Portogallo, hanno ampiamente partecipato alle perdite. Non usare soldi pubblici, per me, è un titolo di merito prima che un obbligo europeo».

Anche la Germania ha salvato la HSH Nordbank con soldi pubblici. Vuol dire che trattative sul salvataggio delle nostre banche sono state condotte in modo troppo morbido?
«La vicenda HSH e antecedente al cambiamento delle regole, quindi non comparabile. Sulle trattative, quello che non può passare in cavalleria, è il fatto che, in presenza di diversità di vedute tra Tesoro e Bankitalia su alcune posizioni della Commissione, non c'è stato adeguato coinvolgimento dell'intero governo e delle forze che lo sostengono sul da farsi».

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