Quotidiano Nazionale: “Il governo studia l'Irpef leggera Aliquota unica per il ceto medio”

Il Viceministro Zanetti: «Ci stiamo lavorando, costerà 12 miliardi»

La coperta è stretta. E se nel mondo dell'impossibile Renzi vorrebbe tagliare a tutti le tasse e aumentare le pensioni minime, in quello della realtà bisogna fare delle scelte. E quella del premier, se prendiamo le dichiarazioni pubblicate ieri sul nostro giornale, potrebbe privilegiare ancora una volta — com'è successo con il bonus di 80 Euro sui redditi più bassi — il potere d'acquisto degli italiani. Del resto, ha spiegato Renzi, anche gli imprenditori gli avrebbero chiesto di agire prima su questo fronte rispetto ai tagli alle imposte sulle aziende. Perché se è vero che le imprese in Italia, nonostante la riduzione dell'Irap, continuano a subire una pressione fortissima da parte del Fisco, è anche vero che solo il 20% circa esporta e il resto vive sui consumi interni. Che sono in leggera ripresa ma ancora lontani da una svolta.

 

Secondo l'originario programma del governo, l'anno prossimo dovrebbe essere ridotta l'Ires (quindi un vantaggio per le aziende) per circa 4 miliardi e nel 2018 si affronterebbe il tema delle aliquote Irpef con un taglio a favore del ceto medio. Quello rappresentato da chi guadagna oltre 28mila Euro all'anno e che, oggi, vede schizzare l'aliquota dal 27 al 38% fino a 55mila Euro e poi al 41% fino a 75mila per poi passare al 43%. La proposta per ridurre questa pressione è stata presentata da Scelta civica. E oggi, sottolinea il Viceministro dell'Economia Enrico Zanetti «è allo studio del governo». Questo significa che la riduzione delle tasse sul ceto medio per rilanciare anche i consumi è diventata una priorità. L'ipotesi è di creare una sorta di flat tax, cioè un forfait per il ceto medio introducendo un'aliquota unica del 27% tra i 15 c i 75mila curo che porterebbe a un risparmio massimo di 5.500 curo all'anno. Quindi, quasi 500 Euro in più al mese. L'intervento, spiega Zanetti, costerebbe 9 miliardi il primo anno e 12 a regime. Ed è irrinunciabile anche se, aggiunge, «non faremo le barricate se non fosse anticipato al 2017 al posto dell'Ires ma venisse introdotto nel 2018». La decisione toccherà a Renzi e sarebbe onerosa per i conti pubblici. Ma non c'è dubbio, chiosa il responsabile economico Pd, Filippo Taddei, che ci sia l'urgenza di intervenire sulla criticità rappresentata dal salto dell'aliquota dopo i 28mila curo, che prosciuga anche le detrazioni per il lavoro dipendente.

Il fronte del taglio delle tasse, prima le aziende o le famiglie, ha sempre diviso sia il governo sia il mondo economico. E anche quando Renzi decise il bonus di 80 Euro persino nella sua maggioranza c'era chi spingeva per privilegiare le imprese. Adesso si ripropone lo stesso dilemma. Tenendo conto che i margini di manovra sono stretti anche se dovessimo ottenere dalla Ue quella flessibilità che, secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, abbiamo conquistato facendo bene i compiti a casa. E anche ieri, partecipando alla riunione del Fmi a Washington, Padoan ha ribadito come l'Italia sia «un Paese virtuoso» oltre che confermare che nel 2017 non scatteranno le clausole di salvaguardia, tra cui l'aumento Iva.

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