Zanetti a La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno: La flat tax può salvare il ceto medio «Fino a 400 euro di tasse in meno»

Il viceministro Zanetti: idea semplice, benefici per 6 milioni di italiani.
 
OBIETTIVO: salvale la classe media. Nel rincorrersi di indiscrezioni e smentite sui piani fiscali del governo, c'è un punto fermo: «L'intervento deve concentrarsi sulla classe media e non disperdersi». Il Viceministro dell'Economia e Segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, traccia la priorità dell'esecutivo. E spiega: «Sul tavolo, al momento, l'unico piano organico di taglio dell'Irpef è il nostro». Per il ceto medio significa «fino a 400 curo di tasse in meno al mese».

È una proposta che il governo potrebbe adottare?
«Proponemmo il piano flat tax sul ceto medio già lo scorso settembre, ora sta diventando un obiettivo dell'intero governo. Si tratta di introdurre un'aliquota unica al 27% per le fasce di reddito tra 15mila e 75mila euro, eliminando le aliquote del 38 e 41%. Una proposta che ha il pregio della semplicità, conserva la progressività dell'imposta e interviene dove il prelievo è più feroce, cioè sul ceto medio».

 

Una proposta che ha un costo importante: salviamo il cetomedio anche a costo di rimandare l'intervento sull'Ires?
«Si tratta di intervenire l'ordine dei fattori senza cambiare il prodotto finale. La flat tax costa 9 miliardi il primo anno e 12 miliardi a regime, poco più di quanto costò il bonus degli 80 euro. Può essere finanziata con un mix di coperture: risorse già messe a bilancio per l'Ires, deficit e tagli di spesa».

Che risparmio avrebbero i contribuenti?
«Dai 400 euro in meno al mese di tasse per circa 6 milioni di italiani».

Palazzo Chigi ha smentito l’ipotesi di alzare il bonus di 80 euro a 100. Sembra ci siano svariate idee in pista…
«L'opzione dei 100 euro è uscita da qualche fonte poco seria, sono contento sia stata smentita: non avrebbe senso tornare a intervenire sulla stessa platea, e poco incisivo sarebbe allargare il bonus ai pensionati. Certamente, in questa fase si vagliano diverse opzioni, ma di progetto strutturato e dettagliato per alleggerire il fisco sul ceto medio, al momento, c'è solo il nostro. Nel governo e nella maggioranza c’è la consapevolezza che bisogna concentrare gli sforzi su questo, senza disperdere gli interventi».

In ballo c'è anche la flessibilità pensionistica, più le spese obbligate come i 15 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva. Tutto non si può fare.
«Sono tutti temi importanti ma bisogna essere realistici. Se si vuole fare un intervento strutturato sull’Irpef certo non si può pensare a una flessibilità in uscita onerosa per le casse pubbliche. Sarebbe, invece, compatibile il prestito pensionistico o interventi mirati, ad esempio sui lavoratori precoci o sui mestieri usuranti».

Mercoledì arriverà in Aula la risoluzione di maggioranza sul Def, si capirà qualcosa di più sui piani fiscali?
«Saranno tenute aperte le porte a tutti i possibili interventi. C'è chi vorrebbe redistribuire una ricchezza non ancora creata, mentre bisogna prima vedere come proseguirà la crescita economica. Tutto quest'anno non si può fare: se si decide che il ceto medio è la priorità, si farà slittare qualcosa al 2018».

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