Zanetti al Messaggero Veneto: «Alleggerimento fiscale già in atto. Con noi stop alla caccia al gettito»

Il viceministro Zanetti difende l'esecutivo e scommette sulla ripresa: il Pil salirà dell'1,2%
«Tolti 9,5 miliardi di Irpef dalle buste paga e 5,5 di Irap. Semplificheremo gli studi di settore»

Alleggerimento fiscale «reale ma non ancora percepito», un Pil che crescerà nel 2016 dell'1,2%. un percorso già intrapreso per arrivare ad una semplificazione burocratica e rendere più equo e all'insegna della terzietà il rapporto fisco-cittadini, cancellando «la vergogna della caccia al gettito». Infine, l'impegno a valorizzare lavoro e imprese, compreso il terziario. Ecco lo stato d'avanzamento dell'azione governativa delineata ieri in un’intervista pubblica al Messaggero Veneto dal Viceministro all'Economia e alle Finanze Enrico Zanetti, l'ospite più atteso dell'assemblea regionale di Confcommercio che si è svolta a Pordenone.

La richiesta delle imprese, a partire dal commercio, è di ridurre significativamente la pressione fiscale. Qual è la risposta del governo?
«La riduzione, post crisi, è in atto. Come primo provvedimento abbiamo tolto 9,5 miliardi dl Irpef dalle buste paga dei dipendenti con redditi fino a 26 mila euro, reso strutturale nel 2015. Poi il “bonus" 80 euro. Il problema è che figurano come credito d'imposta, per via delle regole Eurostat di bilancio. E un mistero al limiti del masochismo. Nel 2015 abbiamo tolto anche 5,5 miliardi di Irap, che non sono bruscolini, rendendo totalmente deducibile il costo del lavoro a tempo indeterminato. E quanto è importante lo sa bene chi lavora nel terziario. Chi oggi sta chiudendo i bilanci 2015 si rende conto dei benefici. Inoltre abbiamo tolto 3,5 miliardi di Tasi sulla prima casa, altra misura strutturale, fondamentale per il settore immobiliare. La percezione del calo delle tasse aumenterà. L'anno prossimo ridurremo l'aliquota sulle Imprese societarie al 24%, per un totale dl 3 miliardi. Dobbiamo concentrare tutte le risorse su lavoro e impresa perché la ricchezza anzitutto va ricreata e poi ragioniamo su come distribuirla».

 

Il presidente regionale di Confcommercio, Marchiori, sollecita la cedolare secca per le attività economiche a basso reddito. È favorevole?
«Il costo sarebbe di 1,5 miliardi mentre ad oggi i 3 miliardi di riduzione dell'aliquota Ires meritano a mio giudizio la priorità. È questione di scelte. Se c'è convinzione che la misura della cedolare secca è preferibile io accetto il dibattito».

Qual è la considerazione del governo per il ruolo dei corpi intermedi?
«Per quanto mi riguarda hanno un ruolo estremamente importante e vanno rispettati nella misura in cui agiscono, appunto, da corpi intermedi. Nei nostro Paese c'è stato uno snaturamento da parte del sindacato confederale dei lavoro dipendente, che ha assunto nella sua confederalità un ruolo di rilevanza politica generale, con un approccio improntato sul veto. Così agisce da partito politico. Non sl deve però arrivare alla follia di negare l'importanza del ruolo dei corpi intermedi che si comportano come tali e in questo non sono d'accordo neppure con il mio presidente del consiglio se dice cose diverse».

Che peso ha fi terziario nell'economia italiana in questa fase?
«Fondamentale, a cominciare dal turismo. Chiaro che il manifatturiero rimane importante ma i margini di incremento sono più limitati•.

Tema cruciale per la totalità delle imprese è la burocrazia. Troppe leggi e troppo complicate. Cosa si sta facendo perla semplificazione?
«Dobbiamo garantire regole semplici ma ancora più importante è farle rispettare. In Italia c'è sempre stata la tendenza a dire che servono nuove regole e nuovi organismi di controllo. In realtà ne abbiamo anche troppi Dobbiamo far funzionare meglio gli strumenti che già abbiamo. Altrimenti diventeremo il paese paradiso per chi se ne frega delle regole e un inferno per chi le rispetta. Semplificare significa prima di tutto agire sulle riforme che riguardano la giustizia e sulla base di quelle sfrondare anche gli adempimenti burocratici, ridurre il numero di leggi. Pensiamo anche al settore bancario dove si controllano non i comportamenti ma le carte e si fa diventare matto chi comunque rispetta le regole».

Come si possono migliorare gli studi di settore?
«La loro semplificazione è una delle nostre linee guida. Sono strumenti utili ma ce ne sono 204 diversi. Li renderemo più omogenei tra le diverse attività. Non devono essere accertamenti automatici ma campanelli d'allarme».

Alle sedi territoriali dell'Agenzie delle Entrate sono demandati compiti di mediazione tra contribuente e fisco. Dov'è la terzietà rispetto alle parti?
Il rapporto fisco contribuente negli ultimi 15 anni è stato un problema oggettivo. In passato ci sono state convenzioni trai governi e l'agenzia dove tra gli obiettivi incentivati quello principale era il gettito recuperato. Cosi, implicitamente, si innescava una caccia al gettito. Ed è una vergogna. Noi, nella convenzione 2015-2017, abbiamo tolto il gettito dalla lista degli incentivi. E in atto una transizione. Dobbiamo essere consapevoli che non ci si può concentrare solo sulla piccola evasione. La giustizia tributaria va migliorata ed è stato istituito un tavolo tecnico proprio a questo scopo. È indubbio che la mediazione tra fisco e cittadini andrebbe inserita in un contesto di vera terzietà. Quella terzietà che, lo sappiamo, oggi non può ancora essere percepita come adeguata. Ma ci stiamo lavorando».

La parola "ripresa" è una di quelle più ripetute in questo periodo, ma la strada da percorrere per tornare ai livelli precedenti alla crisi appare ancora lunga. A che punto siamo?
«Guardiamo ai numeri del Pil. Nel 2014 il dato era -0,4%, nel 2015 siamo saliti al +0,8% e per il 2016 prevediamo un +1,2. Sono dati ancora lungi dall'essere soddisfacenti ma che non vanno sottovalutati. Certo sarebbe bello poter correre ancora di più ed è a questo che servono le riforme, per restituire maggiore elasticità al Paese. Siamo consapevoli che le riforme hanno costi sociali immediati in termini di consenso elettorale mentre i vantaggi percepiti non sono altrettanto immediati. Ma non possiamo correre il rischio di mantenere intatta la struttura precedente alla crisi dell'apparato statale, sociale e produttivo perché resteremmo gli ultimi in classifica. E chiaro che in questo contesto l’ingrediente della riduzione della fiscalità per il lavoro e le imprese è una priorità assoluta, anche per supportare la domanda interna e favorire la ripresa economica».

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