La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno > Il governo: tagli sulle detrazioni «Ma senza penalizzare le famiglie»

Zanetti: faremo scendere il debito e aumenteremo gli investimenti

«Supereremo anche l'esame di ottobre», a patto che «la frenesia elettorale lasci il posto al realismo». Il Vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti, conferma l'obiettivo di trovare 10 miliardi tagliando la spesa pubblica e riorganizzando le agevolazioni fiscali, ma assicura: «Non toccheremo famiglie e redditi da lavoro».

Flessibilità senza precedenti ma a ottobre nuovo esame: senza un percorso sostenibile sui conti pubblici, è a rischio anche il bonus 2016.
«Fin dal nostro insediamento, stiamo cercando la quadratura tra miglioramento dei conti e sostegno alla crescita. Come sempre avvenuto in questi due anni, continueremo a superare i vari esami».

Secondo l'ex ministro Passera il governo usa la flessibilità come arma di distrazione di massa.
«La usiamo per ridurre le tasse e non far aumentare l'Iva. Quando siamo partiti, era prevista per il 2016 una pressione fiscale al 44,1% e, invece, al netto del bonus 80 euro, è al 42,2%».



A ottobre bisogna trovare almeno 10 miliardi. Tutta spending review?
«È un obiettivo tutt'altro che banale, ma assolutamente alla portata. I soldi vanno trovati con la reversione della spesa e delle tax expenditures. Nessun aumento di tasse».

Sulle agevolazioni fiscali Renzi frena: significa alzare le tasse sotto referendum.
«Qualche intervento su agevolazioni micro settoriali per concorrere alle coperture necessarie ci può stare e può anche essere opportuno. Ma non parliamo di detrazioni per carichi di lavoro o di famiglia».

Poi ci sono le promesse che rischiano di far salire il conto a 15-20 miliardi. Cosa può aspettare? Le pensioni?
«E da un po' che predico realismo. Capisco la frenesia da campagna elettorale, ma è masochismo politico gettare le basi per sentirsi dire di non aver mantenuto le promesse, perché se ne fanno mille che non potranno mai vedere la luce tutte insieme, invece di valorizzare ciò che si sta facendo: 9,5 miliardi di Irpef tagliati, 5,5 di costo del lavoro, 3,5 di tasse sulla casa, 3 di Ires sulle imprese societarie e 14 di aumenti Iva e accise congelati. La flessibilità pensionistica? Nella forma del prestito è realistica».

L'operazione sull'Irpef è rimandata al 2018?
«Lo vede che ho ragione a parlare di masochismo? Agire nel 2018 non sarebbe affatto un rinvio, ma il rispetto puntuale dell'impegno preso con il cronoprogramma».

Secondo l'Istat la crescita 2016 sarà 1'1,1%, la produttività resta al palo e la legge sulla concorrenza in attesa di approvazione...
«Lo scorso anno avevamo stimato tra io 0,7% e lo 0,9 ed è stato lo 0,8. Quest'anno 1'1,2% e si parla di 1,1%. Da tempo non c'era un governo con margini d'errore così bassi. Sulla concorrenza, il giudizio di Scelta Civica è critico senza appello: stiamo procedendo malissimo su un tema fondamentale. E la maglia nera del governo, l'unica cosa su cui, di fronte ai tentennamenti del Parlamento, non mette la fiducia. Spero che il nuovo ministro Calenda ci metta la faccia».

Il punto cruciale è abbattere il debito. Secondo l'Europa non scenderà nemmeno quest'anno. Pensate di accelerare sulle privatizzazioni?
«Averlo stabilizzato è la premessa per cominciare a farlo scendere. Le privatizzazioni possono aiutare, ma la vera leva rimane la crescita del Pil nominale».

Tra le condizioni per la flessibilità ci sono 4 miliardi di investimenti aggiuntivi entro l'anno. Obiettivo raggiungibile?
«Fare investimenti aggiuntivi non può essere considerata come un vincolo che altri ci pongono, ma come un imperativo che ci dobbiamo porre da soli».

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