LA MOZIONE DI SCELTA CIVICA (PRIMO FIRMATARIO ENRICO ZANETTI) SUL FISCAL COMPACT

La mozione presentata dal gruppo parlamentare di Scelta Civica per l'Italia, primo firmatario Enrico Zanetti,  concernente iniziative in ambito europeo e nazionale per la revisione dei vincoli derivanti dal Trattato noto come ''Fiscal Compact''.

La Camera, premesso che: sin dal 1992 il Trattato di Maastricht richiede agli Stati membri dell'Unione europea il rispetto di due regole di bilancio: un rapporto indebitamento netto/prodotto interno lordo inferiore al 3 per cento e un rapporto debito/prodotto interno lordo inferiore al 60 per cento o, comunque, tendente a questo;

 

con il Patto di stabilità e crescita (Psc), sottoscritto nel 1997, la governance europea si è strutturata maggiormente, costituendo il principale fondamento giuridico della regolamentazione delle politiche di bilancio;

con successive revisioni, prima nel 2005, poi nel 2011 con il cosiddetto six pack e nel 2012 con il cosiddetto two pack, l'Unione europea ha stabilito con maggiore dettaglio il modo con cui le norme previste dal Trattato debbano essere attuate, definendo obiettivi e procedure delle regole di bilancio richieste agli Stati membri;

la crisi finanziaria del 2008 e la recessione dell'economia globale del 2009 hanno determinato un forte deterioramento delle finanze pubbliche in tutti i Paesi europei e hanno riproposto con forza il problema del governo economico dell'Europa, attivando un ciclo di modifiche della governance europea;

le azioni intraprese hanno mirato a delineare un'architettura delle politiche di bilancio dell'Unione europea in generale più vincolante per gli Stati membri, istituendo un quadro più rigido per il coordinamento e il controllo delle politiche di bilancio;

la crisi economica e finanziaria, ma soprattutto la crisi del debito pubblico, che negli ultimi anni ha severamente colpito i Paesi dell'Unione Europea e, in particolare, dell'Eurozona, proprio nel momento in cui si concludeva un quasi decennale processo di modifica dei trattati con l'entrata in vigore della Strategia di Lisbona, ha evidenziato con chiarezza non solo la debolezza strutturale del modello di unione economica e monetaria, le carenze del sistema di governance dell'euro e i limiti dei meccanismi di controllo ex ante ed ex post della moneta unica (così come erano stati disegnati con il Trattato di Maastricht, con il Patto di stabilità e crescita e successivamente con il Trattato di Lisbona), la consapevolezza del rischio di destabilizzare l'intera area dell'euro, ma anche la necessità di introduzione di nuovi sistemi di sorveglianza delle politiche economiche e di bilancio, di adozione di nuovi strumenti e procedure volti a garantire un maggiore coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, una maggiore convergenza delle loro economie e un meccanismo di salvataggio dei Paesi economicamente più deboli;

la riforma della governance mira a prevenire il formarsi degli squilibri macroeconomici, introducendo un meccanismo in grado di affrontare le debolezze dell'area monetaria, di favorire una crescita equilibrata nei diversi Paesi e di impedire il formarsi di dinamiche divergenti di costi e produttività;

il nuovo sistema di governance economica si articola in un complesso di misure di natura legislativa e non legislativa che mirano, da un lato, a rafforzare i vincoli di finanza pubblica introdotti sin dalla creazione, nel 1993, dell'unione economica e monetaria e, dall'altro, a introdurre una cornice comune anche per le politiche economiche degli Stati membri e, in particolare, per le misure finalizzate alla crescita e all'occupazione;


tale sistema si articola in sette principali assi di intervento:
     a) un meccanismo per il coordinamento ex ante delle politiche economiche nazionali, mediante un ciclo di procedure e strumenti europei e nazionali concentrato nel primo semestre di ogni anno (cosiddetto semestre europeo, operativo già dal 2011);
     b) il patto «Euro Plus», che impegna gli Stati membri dell'area euro e altri Stati aderenti a porre in essere ulteriori interventi in materia di politica economica, il cui eventuale inadempimento non comporta l'adozione di sanzioni;
     c) il trattato per il coordinamento delle politiche di bilancio (cosiddetto fiscal compact, entrato in vigore il 1o gennaio 2013);
     d) le modifiche al patto di stabilità (in parte introdotte con il cosiddetto six pack e in parte con il cosiddetto two pack);
     e) la sorveglianza sugli squilibri macroeconomici (già applicata in base a due regolamenti del cosiddetto two pack);
     f) i meccanismi di stabilizzazione dell'Eurozona;
     g) il patto per la crescita (cosiddetto growth pact, accordo non vincolante stipulato dal Consiglio europeo di giugno 2012);

l'introduzione della procedura del «semestre europeo» è un primo passo nella direzione di un maggiore coordinamento ex ante delle politiche economiche europee e un'adeguata sorveglianza delle politiche economiche e di bilancio nell'Eurozona e nell'Unione europea a 27 da parte del Consiglio Europeo, su impulso della Commissione europea, requisiti essenziali per il buon funzionamento di un'area monetaria: esso prevede un ciclo di programmazione comune a tutti i Paesi dell'Unione europea, volto a garantire la coerenza delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri, da approvare nella seconda metà dell'anno con le rispettive leggi di bilancio, con le raccomandazioni e gli indirizzi approvati dalle istituzioni dell'Unione europea nella prima metà dell'anno;

l'esigenza di salvaguardare la stabilità finanziaria dell'area dell'euro, a seguito dell'aggravarsi delle tensioni sui mercati in alcuni Paesi, ha spinto verso la creazione di protezioni di ultima istanza (tale funzione è stata esercitata a partire dal 2010 su base temporanea tramite il sostegno finanziario alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo) e, dopo la creazione di meccanismi temporanei di gestione delle crisi finanziarie, è stata ridefinita l'architettura della vigilanza su intermediari e mercati, istituendo il Comitato europeo per il rischio sistemico, al quale sono state affidate funzioni di vigilanza macroprudenziale, e tre autorità di vigilanza europee, cui sono attribuiti compiti di vigilanza microprudenziale in coordinamento con le autorità nazionali, nonché un meccanismo permanente di risoluzione delle crisi che si è concretizzato nel Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism - Esm), istituito da un Trattato sottoscritto dai Paesi membri dell'area euro nel febbraio 2012, che può assistere Paesi in difficoltà con varie forme di interventi: prestiti diretti a Paesi nell'area dell'euro a rischio di default, acquisti sui mercati secondari di titoli del debito pubblico di Paesi ugualmente a rischio di default, linee di credito precauzionale e interventi di ricapitalizzazione di banche;
    

la strategia europa 2020, definita dal Consiglio europeo nelle riunioni di marzo e giugno 2010, delinea gli obiettivi e gli strumenti dell'Unione europea e degli Stati membri in materia di crescita e di occupazione per il decennio 2011-2020 e si articola in cinque obiettivi principali: portare il tasso di disoccupazione al 75 per cento, migliorare le condizioni per la ricerca e lo sviluppo, ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20 per cento, migliorare i livelli di istruzione, riducendo i tassi di dispersione scolastica, promuovere l'inclusione sociale attraverso la riduzione della povertà;

il Patto per la crescita e l'occupazione, approvato dal Consiglio europeo di giugno 2012, costituisce il quadro generale (ma non vincolante giuridicamente) per l'adozione di misure di stimolo della crescita, di natura legislativa e non legislativa, a livello nazionale, di area euro e dell'Unione europea a 27. In particolare, tale patto prevede l'aumento del capitale versato dalla Banca europea per gli investimenti allo scopo di accrescere la capacità totale di prestito, l'avvio della fase pilota relativa ai prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti infrastrutturali nei settori dei trasporti, dell'energia e delle infrastrutture a banda larda, la riprogrammazione dei fondi strutturali non spesi, l'ampliamento dell'intervento del fondo europeo per gli investimenti, il completamento del mercato unico digitale e del mercato interno dell'energia, il rafforzamento dello Spazio europeo della ricerca, il consolidamento della politica fiscale al risanamento di bilancio e alla crescita, lo sviluppo del commercio internazionale;

la riforma del Patto di stabilità e crescita, adottata con i sei provvedimenti legislativi (cinque regolamenti e una direttiva) noti come «six pack» (approvati nel novembre 2011) e successivamente con altri due regolamenti destinati ai soli membri dell'euro, è stata caratterizzata per alcune importanti novità: la prima è la previsione di maggiori automatismi nei meccanismi decisionali delle procedure per deficit eccessivi e la previsione di sanzioni finanziarie più pesanti che intervengono fin dalle fasi preliminari delle procedure per deficit eccessivi e per debiti eccessivi, la seconda caratteristica è l'attenzione specifica al tema del debito pubblico, con la previsione di procedure per quei Paesi con un debito al di sopra del 60 per cento del prodotto interno lordo e con la possibilità di richiedere piani di rientro nei parametri, nonché con la creazione di una nuova procedura di sorveglianza multilaterale sugli squilibri eccessivi, che dovrebbe consentire di tenere sotto controllo le dinamiche di evoluzione dei tassi di competitività dei sistemi Paese;

il cosiddetto two pack (entrato in vigore nel maggio 2013) ha completato e rafforzato il six pack, rendendo più efficaci sia la procedura del semestre europeo sia la parte preventiva e correttiva del Patto di stabilità e crescita, attraverso un regolamento sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri che affrontano o sono minacciati da serie difficoltà per la propria stabilità finanziaria nell'Eurozona e un regolamento recante disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei progetti di bilancio e per assicurare la correzione dei disavanzi eccessivi degli Stati membri nell'Eurozona, prevedendo la sorveglianza automatica per i Paesi che ricevono aiuti finanziari dai fondi salva Stati costituiti a livello sovranazionale, così come previsti dal Fondo europeo di stabilità finanziaria e dal Meccanismo di stabilità;

il Patto di stabilità e crescita, oltre ad essere stato riformato mediante il six pack e il two pack, è stato rafforzato dal Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria (cosiddetto fiscal compact), firmato da tutti gli Stati membri dell'Unione europea, ad eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca, in occasione del Consiglio europeo dell'1o-2 marzo 2012, che incorpora e integra in una cornice unitaria alcune delle regole di finanza pubblica e delle procedure per il coordinamento delle politiche economiche, in gran parte già introdotte o in via di introduzione in via legislativa nel quadro della nuova governante economica europea;

i punti principali del Trattato, entrato in vigore il 1o gennaio 2013, riguardano:
     a) l'impegno delle parti contraenti ad applicare e ad introdurre, entro un anno dall'entrata in vigore del Trattato, con norme costituzionali o di rango equivalente, la «regola aurea» per cui il bilancio dello Stato deve essere in pareggio o in attivo;
     b) qualora il rapporto debito pubblico/prodotto interno lordo superi il 60 per cento, le parti contraenti si impegnano a ridurlo mediante 1/20 all'anno per la parte eccedente tale misura, tenendo tuttavia conto di alcuni fattori rilevanti quali la sostenibilità dei sistemi pensionistici e il livello di indebitamento del settore privato;
     c) qualsiasi parte contraente che consideri un'altra inadempiente rispetto agli obblighi stabiliti dal patto di bilancio potrebbe adire la Corte di giustizia dell'Unione europea;
     d) le parti contraenti possono fare ricorso alle cooperazioni rafforzate nei settori essenziali per il buon funzionamento dell'Eurozona, senza tuttavia recare pregiudizio al mercato interno;
    

il 17 aprile 2012 è stata approvata la legge costituzionale n. 1 del 2012, volta ad introdurre nella Costituzione italiana il rispetto dei vincoli sul pareggio di bilancio derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea; tale legge modifica gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Costituzione, incidendo sulla disciplina di bilancio dell'intero aggregato delle pubbliche amministrazioni, compresi gli enti territoriali;
    

la legge n. 243 del 2012 ha successivamente disciplinato i principi e le regole di bilancio del complesso delle amministrazioni pubbliche che riguardano, in particolare, la definizione dell'equilibrio di bilancio e le norme in materia di sostenibilità del debito pubblico, disciplinando specifiche deroghe al principio dell'equilibrio, nonché i necessari meccanismi correttivi da adottare in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, l'istituzione dell'Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente per le analisi di finanza pubblica, la cui operatività è prevista decorrere dal gennaio 2014;
    

per garantire coerenza e compiuta integrazione del settore finanziario, nonché per spezzare il circolo vizioso che si è spesso determinato tra debito sovrano e debito bancario, nel settembre del 2012, su impulso del Consiglio europeo, la Commissione europea ha prospettato la creazione di un'unione bancaria basata su quattro pilastri: un sistema centralizzato di vigilanza sul settore bancario incentrato sulla Banca centrale europea; un quadro comune sugli strumenti nazionali di risanamento e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi; un sistema armonizzato di garanzia dei depositi bancari; un meccanismo unico europeo per la risoluzione delle crisi bancarie nell'area euro e per gli altri Paesi aderenti al sistema di vigilanza unico;
    

allo stato attuale, è stato portato a compimento soltanto il primo pilastro (sistema unico di vigilanza), che prospetta l'attribuzione alla Banca centrale europea di compiti specifici di vigilanza prudenziale degli enti creditizi stabiliti negli Stati membri la cui moneta è l'euro, mantenendo le competenze residue in capo alle autorità nazionali di vigilanza, l'istituzione di un comitato di sorveglianza (supervisory board) per assicurare che le funzioni di politica monetaria e quelle di vigilanza prudenziale siano rigorosamente separate, la responsabilità della Banca centrale europea per i compiti ad essa attribuiti dinanzi al Parlamento europeo, la rigorosa separazione dei compiti di politica monetaria da quelli di vigilanza per scongiurare potenziali conflitti di interesse. L'entrata in vigore del sistema unico di vigilanza bancaria consentirà la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism, Esm),

impegna il Governo:

a perseguire le priorità dell'Unione europea su una credibile ed efficace strategia per la crescita e lo sviluppo, nel rispetto delle decisioni e degli impegni assunti in materia di disciplina di bilancio, di contenimento della spesa pubblica e di riduzione di deficit e debiti pubblici;
   

a garantire che le politiche di consolidamento dei conti pubblici e le misure di attuazione dell'equilibrio di bilancio, inclusi i meccanismi di coordinamento tra i diversi livelli amministrativi e la definizione di meccanismi di correzione e delle clausole di salvaguarda, siano conformi al diritto dell'Unione europea;
   

ad attivarsi affinché tutte le decisioni relative al rafforzamento dell'Unione economica e monetaria siano adottate sulla base del trattato sull'Unione europea;
   

a far sì che, nel corso del riesame dei provvedimenti in materia di governance economica da parte della Commissione europea per il 2014, sia concessa una maggiore flessibilità degli obiettivi di bilancio a medio termine, per tenere conto del ciclo economico;
   

a favorire la costituzione di un fondo europeo di remissione del debito (debt redemption fund) e di strumenti di debito europeo a breve termine (eurobills);
   

a portare a compimento gli interventi per la creazione di un'unione bancaria, monitorando la fase di messa a punto della vigilanza bancaria unica e di costruzione del meccanismo di risoluzione delle crisi, per evitare scelte e indirizzi contrari all'interesse del Paese, in particolare in materia di valutazione dei titoli pubblici posseduti dalle banche e dalle assicurazioni e di metodi di vigilanza sulle piccole banche territoriali;
   

ad assicurare una maggiore coordinamento ex ante dei progetti di riforma importanti degli Stati membri dell'Unione Europea;
   

a promuovere nelle sedi europee l'introduzione di meccanismi asimmetrici e anticiclici incardinati nel bilancio europeo per il finanziamento dei sussidi alla disoccupazione e per il sostegno dell'occupazione, in particolare giovanile;
   

a sostenere l'estensione della golden rule in modo da permettere lo scomputo di alcune voci di spesa per investimenti che possano esercitare un impatto a breve positivo sulla crescita territoriale e sulla riduzione della disoccupazione dai parametri finanziari rilevanti nel processo europeo di coordinamento dei bilanci pubblici nazionali.

(1-00312)

«Zanetti, Andrea Romano, Sottanelli, Librandi».

(14 gennaio 2014)

Share

Attività parlamentari

Questo sito utilizza cookie propri e di altri siti per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se scegli di proseguire nella navigazione, o chiudi questo banner, esprimi il consenso all’uso dei cookie.
In alternativa, premendo su ‘Cookie Policy’, potrai leggere la cookie policy per esteso, nonché decidere quali specifici cookie autorizzare o rifiutare.