PALETTI PRECISI, NON SOLO PER IL FUTURO, A VITALIZI E REMUNERAZIONI NELLA PA

La grave crisi economica, che il Paese ha attraversato e sta in parte tutt’ora attraversando dal 2009 in avanti, ha fatto esplodere con maggiore evidenza alcune contraddizioni e ingiustizie che, in verità, anche in sua assenza ben potevano essere considerate tali.

Tra queste, suscitano ormai una più che legittima indignazione sociale quelle che riguardano:

- i vitalizi di cui possono godere gli ex Parlamentari e gli ex Consiglieri regionali,

- i livelli remunerativi raggiunti nell’ambito del settore pubblico da coloro che ricoprono cariche apicali o comunque di elevata dirigenza.

Al netto dei populismi più beceri e ingiustificati, noi riteniamo che sia corretto prevedere dei trattamenti previdenziali a favore di coloro che si impegnano nella politica, mettendo da parte e a rischio carriere e progetti personali che potrebbero altrimenti coltivare, così come riteniamo giusto che anche nel settore pubblico chi ricopre ruoli di responsabilità abbia una adeguata soddisfazione ecomomica a fronte del proprio operato e della propria professionalità.

Ciò non di meno, riteniamo che questi riconoscimenti non possano essere agganciati a improponibili parallelismi col settore privato (proprio perché rappresentare i cittadini o lavorare per lo Stato costituiscono scelte di servizio alla collettività, prima ancora che di carriera personale), tanto più in un contesto in cui la floridità economica del settore privato del Paese è arretrata di una generazione e ce ne metterà almeno un’altra per riprendersi e rimettersi al passo con il peso economico di un settore pubblico che in questi anni è dapprima cresciuto molto e, successivamente, si è frenato nelle sue dinamiche di aumento, ma non addirittura ridotto.


I parametri di ragionevolezza e sostenibilità sociale, oltre che economica, di questi trattamenti vanno piuttosto ricercati e avvicinati:

- per quanto riguarda i vitalizi dei Parlamentari e dei Consiglieri regionali, alle dinamiche che caratterizzano le vicende pensionistiche dei comuni cittadini;

- per quanto riguarda i livelli retributivi dei soggetti che ricoprono cariche apicali in seno alla pubblica amministrazione, ai compensi ritenuti congrui per le più alte cariche dello Stato.

Proprio in questa direzione va il disegno di legge costituzionale che abbiamo recentemente depositato (A.C. 1978), laddove stabilisce, con poche, semplici e chiare disposizioni, che:

- leggi, statuti e regolamenti possono prevedere l’attribuzione a Parlamentari e Consiglieri regionali del diritto di percepire un vitalizio, ma a condizione che tale diritto sia disciplinato nel rispetto di due presupposti imprescindibili: 1) che il beneficiario sia stato in carica per almeno dieci anni consecutivi o quindici non consecutivi; 2) e che l’erogazione del vitalizio non possa comunque decorrere prima del compimento dell’età prevista dalla disciplina previdenziale di volta in volta vigente per i pensionamenti di vecchiaia;

- nessun incarico o ufficio in seno alla pubblica amministrazione e alle società partecipate da enti pubblici, escluse soltanto quelle quotate su mercati regolamentati, possa consentire l’attribuzione di un trattamento economico superiore a quello previsto a favore del Presidente della Repubblica (scelta sintetizzabile nell'efficace slogan "Non più in alto del Colle" lanciato in particolare dal movimento "Fare per fermare il declino").

La scelta del disegno di legge costituzionale, in luogo di quello ordinario, discende dalla volontà di rendere queste regole applicabili anche per i diritti già in corso di maturazione, i vitalizi già in corso di erogazione e i contratti e rapporti di lavoro già in essere alla data di entrata in vigore della legge, by-passando così il pericoloso tema dei “diritti acquisiti”, già più volte brandito in passato dalla Corte costituzionale per annullare interventi retroattivi anche quando è di tutta evidenza che i medesimi vanno a colpire “privilegi acquisiti” indifendibili, piuttosto che veri e propri “diritti acquisiti” meritevoli di tutela.

D’altro canto, basta prendere a titolo di esempio il bilancio della Camera, dove il costo per gli ex Deputati ha ormai raggiunto e sta superando quello per i Deputati in carica, per rendersi conto che interventi di questo tipo, se condotti con la solita logica del “chi c’è, c’è”, assai poco possono incidere in termini di riduzione dei costi dello Stato, oltre che palesarsi come l’ennesima ingiustizia tra cittadini e generazioni.

Il vero riformismo è del resto quello che si propone di riformare per creare davvero una prospettiva di futuro, non solo per cercare di mettere alla meno peggio in sicurezza il passato.

Tra tante vuote parole, con questa legge si può dare un segnale chiaro, inequivoco ed assolutamente operativo ai cittadini di quale sia l’effettiva volontà politica di eliminare realmente alcuni dei privilegi più odiosi della politica e delle remunerazioni meno accettabili di quelli che sarebbero servitori dello Stato, non suoi padroni.

Enrico Zanetti

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Attività parlamentari

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