ECCO COME È ANDATA SUL VOTO FINALE SULLA "FAMOSA" EQUIPOLLENZA

Con il passaggio di ieri alla Camera, la norma sull'equipollenza dell'esame di Stato per dottore commercialista, ai fini dell'iscrizione anche al registro dei revisori legali, ha assunto la sua fisionomia definitiva.
Al testo già noto, è stata aggiunta la seguente locuzione: ", nel rispetto dei requisiti previsti, in aderenza con la direttiva 2006/43/CE, da un decreto del ministro della giustizia, sentito il ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro venti giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione, senza la previsione per i candidati di maggiori oneri e di nuove prove d'esame".
Sono il primo ad avere l'orticaria al pensiero di aver rimesso in mano ai ministeri l'ultima parola (e chiunque avrà la voglia di andare a vedersi il mio intervento in Aula vedrà che poco mancava mi scoppiasse la giugulare), ma è già un mezzo miracolo questo, se si considera che, all'inizio del pomeriggio di ieri, la richiesta del Governo (che non c'è) era quella della pura e semplice soppressione dell'intera disposizione.

Perché questa marcia indietro del Governo (che non c'è)?


Perché qualche manina santa ha fatto arrivare da Bruxelles, all'ultimo secondo dei tempi supplementari, una seconda lettera che, contrariamente a quanto affermato dal Ministero dell'Università italiano, ritiene l'esame di Stato per dottore commercialista mancante di alcune materie necessarie ai fini della piena equipollenza.
A quel punto, per scongiurare l'abrogazione sic et simpliciter, si è trovata in Commissione Affari Costituzionali una prima mediazione con la quale si è appunto rinviato ad un decreto ministeriale la fissazione delle eventuali integrazione d'esame.
Dopodiché, siccome sapevo perfettamente, come tutti coloro che seguono ormai da mesi questa intricata vicenda, che questa formula sarebbe stata usata dagli uffici per emanare un decreto che avrebbe previsto per gli aspiranti commercialisti prove integrative d'esame per il registro dei revisori separate da quelle per dottore commercialista, mi sono subito attivato per subemendare in Aula l'emendamento della Commissione, così da introdurre paletti precisi alla discrezionalità del decreto regolamentare.
In particolare, con il mio subemendamento aggiungevo: "fermo restando che le eventuali integrazioni di materie o prove d'esame, che si rivelassero necessarie, rispetto a quelle già contemplate dalla disciplina per l'esame di Stato per dottore commercialista ed esperto contabile, devono trovare svolgimento da parte dei candidati nell'ambito delle medesime sessioni d'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di dottore commercialista e di esperto contabile".
Per vincere l'iniziale contrarietà granitica al mio subemendamento, da parte del Governo, del Relatore e del Presidente della Commissione referente, ho iniziato a correre come un matto per l'Aula (tra l'ilarità di molti deputati di lungo corso che evidentemente non concepiscono più il concetto di "avere a cuore un problema") e, mentre si votavano gli emendamenti agli articoli precedenti, ho coagulato le firme di
Fassina del PD, Giorgetti della Lega Nord, Ruocco del 5 Stelle, Leone di NCD e Paglia di SEL.
In pratica, tutti i gruppi tranne Forza Italia, causa l'assoluta contrarietà dell'Onorevole Sisto (Presidente della Commissione referente) e l'allegro menefreghismo dei suoi colleghi (tanto mica era in ballo una questione di Berlusconi).
Di fronte alla sopravvenuta convergenza di tutti i gruppi tranne uno, anche il Governo (che non c'è) acconsentiva di non dare parere contrario alla mia riformulazione, nella persona del Ministro Moavero (da me contattato telefonicamente tra una corsa e l'altra per l'emiciclo, nonché "passato" al Relatore perché sentisse con le sue proprie orecchie la parziale "ritrattazione" del Ministro e non pensasse che me la inventavo io).
Tutto a posto dunque?
No, perché, contro ogni logica, l'Onorevole Sisto la buttava in politica sulla pelle dei ragazzi e diceva che, se si approvava il mio subemendamento, Forza Italia avrebbe considerato leso l'accordo maggioranza - opposizione sull'intero provvedimento, con il quale era stato scongiurato l'ostruzionismo a favore della sua rapida approvazione.
A quel punto, l'emendamento veniva accantonato e, prima della sua votazione, veniva pure sospesa l'Aula per consentire al Comitato dei nove (al quale ovviamente mi sono subito auto invitato) di discutere una decina di minuti sul da farsi).
Alla fine, la mediazione della mediazione è stata l'aggiunta dell'inciso "senza la previsione per i candidati di maggiori oneri e di nuove prove d'esame" che, seppure in modo molto meno chiaro della mia formulazione, dovrebbe rendere oltre modo difficile agli uffici dei ministeri di tirare brutti scherzetti.
Insomma, credo che possa funzionare e vigileremo perché funzioni; di certo sappiamo chi dobbiamo ringraziare ove questa formulazione stupidamente più criptica verrà utilizzata per arrivare a risultati diversi da quelli voluti.
Nel mentre, ringrazio tutti i colleghi degli altri Gruppi parlamentari che hanno preso a cuore la vicenda, sottoscrivendo il mio subemendamento, nonché i colleghi del mio Gruppo parlamentare, ed in particolare Andrea Romano, Mariano Rabino e Andrea Mazziotti, che hanno fatto capire a tutti come non ci fosse in ballo una battaglia di Enrico Zanetti, ma una battaglia di Scelta Civica.
Forza e coraggio.

Enrico Zanetti

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