IL FALSO (E ANCHE UN PO' PENOSO) DILEMMA SULLA NATURA DEI "DANNATI" 80 EURO TRA MINORI TASSE E MAGGIORE SPESA

Il recente comunicato stampa con cui la CGIA di Mestre ha riconosciuto che, per la prima volta dopo anni, il saldo complessivo delle imposte dovute dai cittadini scende nel 2014 e scenderà ancora di più nel 2015, ha scatenato reazioni piccate da parte di chi ritiene i dati verità oggettive solo quando muovono critiche, servilismo sciocco quando riconoscono che qualcosa di buono viene fatto.
In particolare, i "critici a prescindere" hanno sottolineato che queste conclusioni sono viziate da un errore di fondo: considerare i benedetti e dannati "80 euro" come una riduzione di tasse, mentre sarebbero invece un aumento di spesa.
Morale: le tasse non diminuiscono affatto, anzi aumentano e così pure la spesa.
E, sottolineano questi critici, che gli "80 euro" non siano una riduzione di tasse, ma un aumento di spesa, lo dicono a chiare lettere gli stessi schemi di bilancio predisposti dal MEF.
Che il MEF lo dica nei documenti non ci piove: da un punto di vista di classificazione formale di bilancio, misure strutturate come gli "80 euro" devono essere necessariamente contabilizzate tra i trasferimenti a copertura della liberazione dall'obbligo di versare corrispondenti ammontari di imposte.


Accade la stessa cosa, ad esempio, con il credito di imposta a favore della ricerca e sviluppo delle imprese, previsto anch'esso in legge di stabilità.
In altre parole, per questioni formali di regole di bilancio, invece che evidenziare direttamente le minori entrate, si evidenziano le maggiori spese che finanziano il mancato incasso di imposte che, a loro volta, restano iscritte al lordo della parte che però non dovrà essere in concreto versata.
Se giochiamo a fare i burocrati che guardano alla forma infischiandosene della sostanza, possiamo chiuderla qua e dare ragione a chi dice che è tutto sbagliato e le imposte addirittura aumentano.
Se però ci preoccupiamo della sostanza delle cose, ecco allora che i 6,6 miliardi di euro (9,5 a partire dal 2015) investiti dal Governo nell'operazione "80 euro" sono a pieno titolo una sostanzialissima riduzione di tasse e, pertanto, come tali devono essere considerati nel valutare l'azione sostanziale del Governo.
Cosa riducono?
L'IRPEF dovuta dai lavoratori dipendenti con redditi fino a 26.000 euro: sempre in termini sostanziali, sono infatti un innalzamento della detrazione per redditi di lavoro dipendente a favore di lavoratori con redditi fino a 26.000 euro.
A chi verrebbe in mente di negare che un sostanziale innalzamento della detrazione IRPEF per redditi di lavoro dipendente costituisce una riduzione del prelievo IRPEF, al di là della classificazione formale di bilancio?
Ripeto la domanda: a chi?
A nessuno.
Qui però ormai la questione è puramente mediatica e politica e ci si attacca a tutto.
Nè, per poter continuare a dire che in realtà gli "80 euro" sono solo maggiore spesa, rileva il fatto che la riduzione non vada a beneficio di tutti i redditi fino a 26.000 euro, ma solo di quelli da lavoro dipendente.
Le scelte di politica fiscale si possono non condividere, ma non si possono negare: da che mondo è mondo le riduzioni dell'IRPEF si possono decidere di fare in modo lineare per tutti agendo sulle aliquote, oppure in modo selettivo solo per alcuni agendo sulle detrazioni (di lavoro dipendente, di pensione, di lavoro autonomo, eccetera).
Questa degli "80 euro" è una scelta di politica fiscale che determina una riduzione di pressione fiscale a favore di alcuni, incrementando, nella sostanza (seppur non nella forma), la detrazione specificamente prevista per essi, purché nel limite di disponibilità reddituali non superiori a 26.000 euro.
Non mi sentirete mai dire che le tasse nel 2015 si riducono di 18 miliardi, perché è la classica mezza verità: nel senso che questa è la riduzione che riguarda il comparto lavoro e produzione con l'IRPEF dei lavoratori dipendenti, l'IRAP delle imprese che danno lavoro e gli oneri contributivi delle imprese che fanno nuove assunzioni a tempo indeterminato (e la concentrazione su lavoro e produzione di tutto quello che può essere messo sul piatto, è il marchio di fabbrica della politica fiscale di Scelta Civica), ma in termini assoluti e generali la riduzione di pressione fiscale è minore, perché una parte di questi interventi è finanziata con aumenti di altre imposte e tagli di spesa suscettibili di generare altri parziali aumenti.
Al tempo stesso, però, trovo penoso chi, facendo leva su una classificazione puramente formale di bilancio imposta dalle regole Eurostat, vuole trasformare in un aumento di spesa, anche nella sostanza, un intervento di 9,5 miliardi di euro di riduzione della pressione fiscale sui redditi di lavoro fino a 26.000 euro, per arrivare a dire addirittura che le imposte e la spesa aumentano, quando è invece evidente che diminuiscono.
Mai abbastanza, ma, con questo Governo, per la prima volta dopo anni, esattamente come ammette tra gli altri la CGIA, diminuiscono.
La propaganda da quattro soldi a favore non appassiona noi di Scelta Civica, ma troviamo altrettanto opinabile quella contraria.


Enrico Zanetti
Deputato Scelta Civica e Sottosegretario al MEF

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