SI' ALLE MISURE DI DEPENALIZZAZIONE FISCALE MA NON SULLE FRODI

Il cortocircuito politico-mediatico, che sempre esplode ogni qual volta si affaccia sulla scena il fantasma di Silvio Berlusconi, rischia seriamente di far naufragare il testo di un decreto che porta in se' molte novità importanti e molto attese dagli operatori economici italiani e stranieri: da una più puntuale definizione della complessa fattispecie dell'abuso del diritto (a tutto vantaggio della certezza del diritto), fino a una serie di novità in materia di sanzioni tributarie penali che, con coraggio, mettono finalmente mano nella giusta direzione a una materia dove la demagogia fiscale imperante nel nostro Paese l'ha sempre fatta da padrone.
Tra tante norme coraggiose, nel senso di un uso meno emotivo e più razionale del penale in materia tributaria (alcune per la verità pure meno coraggiose di quel che noi avremmo voluto e vorremmo), ne è stata purtroppo inserita una che con il coraggio non aveva nulla a che fare, perché tra coraggio e sfacciataggine corre una bella differenza.
Mi riferisco ovviamente alla ormai famosa ipotesi normativa che avrebbe introdotto per tutti i reati fiscali una franchigia dal penale per evasioni fino al 3% del reddito dichiarato dal contribuente.


Ipotesi normativa che non è affatto sbagliata in se stessa, anzi (perché, se si vuole giustamente concentrare il penale sui reati fiscali più rilevanti, non vi è dubbio che la rilevanza della condotta va valutata anche rispetto alla "dimensione fiscale" del contribuente), ma che suscita fortissime perplessità nell'istante in cui viene formulata con modalità tali da renderla applicabile indistintamente a tutti i reati fiscali e quindi non solo, ad esempio, a quelli di "mera" infedeltà fiscale, ma anche a quelli che consistono in frodi fiscali.
In verità, da "amico degli evasori" quale alcune volte in passato mi hanno velatamente o esplicitamente dipinto i demagoghi fiscali del nostro Paese, l'applicazione di questo principio di "franchigia mobile" può benissimo estendersi a mio avviso anche ad alcuni reati di frode fiscale, ma certamente non a tutti.
Cerco di spiegare meglio ai "non tecnici".
Il nostro ordinamento prevede due tipologie di reato di frode fiscale: quello "specifico" di utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e quello "residuale" mediante altri artifizi non preventivamente individuati dal legislatore.
Per il reato di frode "residuale", l'ordinamento già prevede assai opportunamente da molti anni delle "franchigie dal penale" non di poco conto; quindi l'ipotesi di modificarle o alzarle può piacere o meno, ma non può certo far gridare allo scandalo, al colpo di mano, all'eversione strisciante.
Tutto un altro paio di maniche per il reato di frode "specifico": la gravità del comportamento è tale che non sono mai esistite sino ad oggi franchigie ed è quindi sempre penalmente rilevante.
Ecco quindi che è solo relativamente a questa fattispecie, la frode da utilizzo di fatture o altri documenti falsi per operazioni inesistenti, che la decisione di introdurre una "franchigia dal penale" al 3% può giustificare perplessità e opposizioni radicali e di principio che, relativamente alle altre fattispecie di reato, appartengono invece più che altro all'ignoranza della materia e alla demagogia fiscale di cui abbiamo già fatto cenno.
Sta di fatto che l'ipotesi di "franchigia al 3%", così come inserita nel testo del decreto in occasione del CdM del 24 dicembre scorso, applicandosi indistintamente a tutti i reati, si sarebbe applicata anche a quelli di "frode specifica" e questo, lo dico con chiarezza, sarebbe stato veramente clamoroso e tutt'altro che giusto.
Una affermazione, quest'ultima, di principio e del tutto slegata dalle ricadute sul "caso Berlusconi", di cui a noi di Scelta Civica non frega nulla nel bene o nel male: a noi interessa solo preservare e costruire principi normativi che riteniamo validi rispetto a tutti i cittadini (anche se è innegabile che l'utilità della norma in "chiave Berlusconi" sussiste solo se la franchigia può applicarsi anche al reato di frode "specifica", posto che è in forza di questo e non di altri che è stato condannato).
Proprio le ricadute della norma su Berlusconi hanno però trasformato quello che sarebbe stato un duro confronto tecnico-politico, anche interno alla maggioranza e al Governo, in un can can che ha indotto il Presidente del Consiglio a bloccare il decreto.
Non discuto la decisione del Presidente del Consiglio, ma forse bastava e avanzava garantire sin d'ora che:
1) si sarebbe fatta piena luce su chi ha proposto di inserire la norma contestata e perché (è una cosa che vorrei sapere anche io, da cittadino prima ancora che da sottosegretario);
2) tra un mese, dopo i pareri obbligatori delle Commissioni Finanze di Camera e Senato, nella norma contestata del 3% sarebbe stata inserita la precisazione che si applica solo ai reati diversi dalle frodi o per lo meno diversi dalle frodi "specifiche" per uso di fatture o altri documenti falsi per operazioni inesistenti.
In questo modo avremmo avuto massima chiarezza e pure rapida attuazione delle tante ottime disposizioni contenute in un decreto che è da troppo tempo atteso e che il nostro Governo aveva avuto il merito, non certo il demerito, di portare all'approvazione dopo che i precedenti, sin dal 2008, non erano riusciti a confezionarlo.
E invece chi oggi festeggia sono i demagoghi fiscali contrari tout court al decreto e non solo a quel suo punto specifico apparso il 24 dicembre.
Tra l'altro, il blocco con rinvio, invece che la prosecuzione dell'iter con impegno alla modifica, rischia di fare meno chiarezza di quella che sicuramente per primo, insieme a tutti noi, vuole invece fare il Presidente del Consiglio.
Per la gioia dei malpensanti e dei retroscenisti, il blocco con rinvio non preclude infatti all'ipotesi che tra qualche mese si provi magari ad approvare lo stesso testo che, per noi di Scelta Civica, per le ragioni di principio già illustrate, rimane inaccettabile in qualsiasi tempo e luogo, senza l'aggiunta del piccolo, ma fondamentale inciso che esclude il reato di frode "specifico" ex art. 2 DLgs 74/2000 dal novero di quelli per i quali si applica la franchigia del 3%.

Enrico Zanetti

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