Enrico Zanetti a Il Secolo XIX: «Applichiamo il Jobs act anche ai lavoratori pubblici»

Il sottosegretario all'Economia: «Se dopo Sanremo non interveniamo avremo il reddito di cittadinanza per i fannulloni»

«Avevamo ragione noi». Di fronte alle inequivocabili scene di Sanremo, il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti ricorda quando lo scorso gennaio fu solo Scelta Civica a dire che il Jobs Act era estendibile anche alla Pubblica amministrazione. Per la precisione, furono lui e il senatore Pietro Ichino, giustavorista e paladino anti-fannulloni, poi passato al Pd, a sostenere che, in assenza di una specifica distinzione, le nuove regole sui licenziamenti avrebbero dovuto riguardare anche gli statali.

 

Sottosegretario, le hanno già risposto che questo non è possibile per la specificità del settore pubblico dove si entra per concorso e il datore di lavoro è lo Stato.
«E' un'impostazione che non condivido. Si possono tranquillamente trovare regole procedurali ad hoc che non lascino al dirigente della struttura di turno potere di licenziamento. La vicenda di Sanremo dovrebbe spingere il governo a un ripensamento. Siamo ancora in tempo per farlo, magari attraverso norme attuative nell'ambito della riforma della Pa. Certamente così non si può più andare
avanti».

Con il Jobs Act i furbetti del cartellino sarebbero subito licenziabili?
«Quelle di Sanremo sono violazioni gravissime e reiterate nel tempo. Ci sono prove schiaccianti. Il licenziamento dovrebbe scattare naturalmente senza attendere tutti i gradi di giudizio. Se non interveniamo in tal senso, e nessuno paga, sarà impossibile riportare l'Italia su binari di correttezza e per questo Paese sarà finita».

Ci sono giuristi e docenti che sostengono che i mezzi per punire corrotti e fannulloni ci siano già e che non si possa derogare a garanzie basate sulla presunzione di innocenza fino all'ultimo grado di giudizio.
«C'è un dibattito in merito e ne sono consapevole. E a questo punto la decisione su quale sia la strada giusta da prendere è politica. Facciamo una chiara ricognizione delle regole del settore. Se ci sono già. applichiamole. Se sono farraginose. miglioriamole. A noi non interessa la vittoria ideologica. Se non si vuole affermare che stiamo applicando il Jobs Act, definiamo le specificità procedurali e chiamiamole con altro nome. La presunzione di innocenza è importante, ma questi sono fatti conclamati, oserei dire spudorati, di fronte ai quali ha ragione Raffaele Cantone: non si può aspettare il terzo grado di giudizio».

Per prevenire casi come quelli di Sanremo, o peggio, gli scandali dell'Anas, non sarebbe meglio un sistema premiale e di incentivi?
«Ogni applicazione rigida e inflessibile delle regole deve sempre essere accompagnata da una distribuzione salariale più meritocratica. Sono convinto che anche nel settore pubblico la parte variabile del salario debba essere erogata in base a criteri che in partenza non prevedono che tutti la percepiscano. Perché fino a quando tutti potranno essere migliori avremo sempre l'appiattimento delle valutazioni. Deve essere chiaro che solo alcuni, i più efficienti. saranno premiati. Altrimenti certificheremo che in Italia un reddito di cittadinanza esiste già, ma soltanto per i dipendenti pubblici fannulloni, a danno di tutti gli altri cittadini e a doppio danno dei dipendenti pubblici che fanno il proprio dovere».

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