Enrico Zanetti a Il Sole 24 Ore: «In gioco la credibilità del Governo»

«Siamo il Governo che fa morire le Agenzie fiscali o il Governo che fa morire l'evasione?». Questo è il chiarimento politico che il segretario di Scelta civica e sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti ha chiesto al premier, Matteo Renzi, e al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, all'indomani del confronto-scontro con il direttore delle Entrate, Rossella Orlandi, sul futuro delle Agenzie fiscali e sull’azione dell'Esecutivo.

Qual è l’obiettivo? Sogna davvero un futuro da ministro delle Finanze?
Cosa c'entra? Semplicemente non ritengo sostenibile per il Governo portare avanti un'azione che è di pieno rispetto di una sentenza della Corte costituzionale e delle regole in materia di pubblico impiego mentre il direttore delle Entrate in sede pubblica dichiara che si stanno facendo morire le Agenzie. È uno stillicidio che deve finire.

 

Ma non le sembra troppo parlare di incontro politico dirimente su questo tema?
Per Scelta civica questo è un tema dirimente e lo chiediamo proprio perché su questo punto ci sia chiarezza da parte di tutti. Non si può fare l'orgoglio elenco delle misure contro l’evasione e al tempo stesso lasciar dire senza colpo ferire ai convegni che si stanno lasciando morire le Agenzie.

Tanto da uscire dall’Esecutivo?
Francamente non ci stiamo a stare in un Governo che accetta di farsi dire in pubblico che si stanno lasciando morire le Agenzie fiscali non da un oppositore politico ma da chi ha il compito di dirigerle.

Ma chiede ancora le dimissioni della Orlandi?
Ritengo che le dimissioni della Orlandi siano inevitabili se lei continuasse a fare queste affermazioni. Mi pare una banalità sulla quale -ribadisco- siamo d'accordo tutti. Il tema è valutare se sia sufficiente che simili esternazioni sul destino delle Entrate non si ripetano più o se è già stato passato il segno.

Sfugge alla domanda…
Allora mettiamola così: delle dimissioni non mi importa nulla. Ciò che voglio è che questo principio sia chiarito senza alcuna ombra di dubbio. Altrimenti questo non è più un Governo credibile quando afferma - come ha fatto più volte e ribadito anche oggi nella nota del ministro Padoan - che sta lavorando per potenziare la lotta all'evasione.

La nota di oggi di Padoan le impone una retromarcia?
Al contraria Condivido una nota che in due pagine spiega dettagliatamente perché è falso lasciar passare il messaggio che il Governo sta lasciando morire le Agenzie fiscali. E aggiungo che tutto questo sarebbe stato evitato se il direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, avesse smentito le sue frasi, cosa che a tutt'oggi si è ben guardata dal fare. Ne riparleremo nell’incontro politico che ho già chiesto a Renzi.

In tutto questo, però, c'è una struttura strategica per il Paese che è a dir poco "spaesata".
La struttura non ha nulla di cui preoccuparsi. Il Governo ha messo in pista tutti gli strumenti per consentire di operare anche se in un difficilissimo contesto come quello successivo alla sentenza della Consulta sui dirigenti incaricati. Ci sono le Pos (posizioni organizzative speciali) in arrivo nelle prossime settimane e le Pot (posizioni organizzative temporanee) collegate all’indizione dei concorsi pubblici. Ciò che il Governo non può più garantire alla struttura è che le nuove posizioni dirigenziali siano vinte dagli stessi che le ricoprivano prima senza aver effettuato alcun concorso pubblico, come prevede la legge. Ma vorrei anche aggiungere che una simile garanzia, oltre a essere in palese contrasto con la Consulta sarebbe un sopruso per gli altri 40mila funzionari che aspettano da una vita un concorso dove tutti partano alla pari.

Per la sinistra del Partito democratico il suo attacco alla Orlandi è un segnale che nel Governo c'è chi lavora per allargare le maglie dell'evasione.
Ritengo stupefacente che proprio questo aspetto di equità verso gli ultimi della piramide dell'Agenzia sia clamorosamente ignorato dalla sinistra che in Parlamento sulla questione dirigenti delle Entrate si è sempre disinteressata o, se lo ha fatto, ha proposto soltanto sanatorie invece che concorsi.

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