Enrico Zanetti a La Nuova Venezia: «Le banche non vanno risanate con i soldi pubblici»

Salva-risparmiatori, un fondo di solidarietà di 120 mni «Per fortuna non sarà applicato a Veneto Banca e a BpVI»

Sottosegretario Enrico Zanetti, il Governo intende creare un fondo salva-risparmiatori da inserire nella Legge di stabilità. Lei ieri e stato impegnato in un summit per definire il provvedimento che verrà applicalo a Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara: si parla di 120 milioni di euro, 80 garantiti i dalle banche e 40 dallo Stato. Sarà così?
«Il fondo avrà una dotazione di alcune decine di milioni di euro e aiuterà i piccoli obbligazionisti per i quali sia dimostrabile l'inconsapevolezza della natura comunque rischiosa delle obbligazioni subordinate che hanno sottoscritto. L’altro requisito è che versino in condizioni da oggettiva difficoltà economica. Casi circoscritti e drammatici».

 

A lanciare la proposta per primo é stato il viceministro all’Economia Enrico Morando, che vuole salvare oltre 130 mila persone che hanno perso tutti i loro risparmi. Lei ha proposto un rimborso d'imposta pari al 26% per somme fino a 30-40 mila euro, di cosa si tratta?
«La nostra proposta segue logiche diverse, ma assolutamente compatibili con quelle di un fondo per i casi più drammatici. Noi vorremmo rendere più semplice il concreto recupero del diritto fiscale alla deduzione delle minusvalenze realizzate anche per coloro che, non essendo abituali investitori in titoli, difficilmente avranno in futuro plusvalenze finanziarie da compensare con queste minusvalenze. Oggi le minusvalenze finanziarie le puoi dedurre solo da plusvalenze finanziane. Noi diciamo: in casi particolari come le risoluzioni bancarie, consentiamo di portarle dentro alle dinamiche generali dei reddito complessivo con un credito dl imposta del 26%, pari al prelievo sulle rendite finanziarie, da computare dall’Irpef lorda. Così anche un pensionato che aveva solo quei titoli e non ne avrà mai altri recupera per via fiscale 26% della perdita, cosa che altrimenti gli sarebbe possibile solo in teoria. Vedremo se la cosa andrà in porto. L’idea è valida, ma la situazione è molto complessa».

Anche in Veneto i risparmiatori sono colpiti da una crisi pesantissima per le Popolari. Veneto Banca ha svalutato l'azione da 39 a 7,3 euro con un taglio dell’81%. Si può intervenire con lo stesso provvedimento salva-risparmio inserito nella Legge di stabilità?
«Purtroppo no, le situazioni sono completamente diverse. In primo luogo, anche con riferimento alle quattro banche azzerate si ragiona solo sugli obbligazionisti e non sugli azionisti. Perché ci sta che un titolare di obbligazioni subordinate possa forse non essere consapevole del fatto che si assume un rischio molto diretto nelle vicende patrimoniali di chi le emette, ma chi sottoscrive azioni sa che sta diventando socio nel bene e nel male di una quota della banca. Lo dico con l'amarezza di chi è a sua volta azionista Veneto Banca da più di 20mila euro di valore se ne ritrova meno di 4mila. Non avrei diviso con i miei concittadini le plusvalenze, non vedo perché dovrei chiedergli di coprire le mie minusvalenze anche se egoisticamente è ovvio che piacerebbe pure a me, quindi figuriamoci se non capisco».

Perché per le Popolari venete non può scattare il fondo salva-risparmio, quali sotto i vincoli di legge fissati da Bankitalia e dalla Bce?
«Gli spazi di intervento con fondi pubblici sono strettissimi e, ribadisco, è giusto che sia così. Mi viene da piangere a vedere le stesse persone, che da anni strepitano contro il salvataggio delle banche con soldi dei cittadini, fare a gara nel chiedere esattamente questo tipo di interventi.
Spudoratamente incoerenti oggi, enormemente bugiardi prima, perché soldi pubblici alle banche non ne sono stati dati e pure quelli a Monte Paschi Siena sono stati restituiti da tempo con tanto di guadagno per lo Stato di alcune centinaia di milioni per interessi. Insomma, in una parola: 100% populisti».

Il governatore del Veneto Luca Zaia ha scritto una lettera a Renzi, Padoan, Visco e a Draghi in cui chiede misure straordinarie a tutela dei risparmiatori della sua regione. Come intende rispondere il governo?
«Ho letto. Le buone intenzioni di Zaia sono quelle del governo. Dobbiamo però intenderci di quali misure stiamo parlando. Se parliamo di misure che facciano pagare a tutti i cittadini i salvataggi delle banche, per quanto mi riguarda dico no io prima ancora che l’Europa: i soldi dei cittadini non si usano per salvare le banche e mi pareva che anche altri dicessero queste cose nei comizi fino a poco tempo fa. Se parliamo invece di norme per rendere sempre più efficaci i controlli e severe le conseguenza per chi ma le amministra e male controlla, siamo assolutamente d’accordo».

Sempre Zaia ha ipotizzato un intervento della Cassa Depositi e Prestiti per creare un fondo di garanzia a sostegno dell’aumento di capitale di Veneto Banca e BpVI: se ne può parlare o la strada è tecnicamente sbagliata?
«Si può parlare di tutto a questo mondo, ma ribadisco che la strada giusta è caricare il peso dei salvataggi sulle banche stesse e su chi sottoscrive titoli patrimoniali che comportano una partecipazione al rischio. L’importante in ogni caso è non chiedere di intervenire in Veneto come è stato fatto con le quattro banche in questione, con quel classico vittimismo leghista della serie “loro sì e noi no”. Quell’intervento ha azzerato per sempre e irrimediabilmente il valore delle azioni, bisogna essere un po’ confusi per chiedere che venga fatto altrettanto per le nostre banche venete, come alcuni hanno assurdamente chiesto».

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