Zanetti a Libero: «Non assolvo la Banca d'Italia. Verifichiamo in Parlamento»

Sottosegretario Enrico Zanetti, il decreto approvato pochi giorni prima il «salva banche» è uno scudo per gli ex vertici degli istituti salvati?
«Assolutamente no. I vertici delle banche, rimossi con i commissariamenti, restano esposti alle azioni di responsabilità civile, così come a tutti gli accertamenti dl carattere penale che la magistratura dovesse ritenere necessari e che in alcuni casi sta già facendo, come riportano le cronache. Le norme cui lei si riferisce, ai sensi delle quali l'azione di responsabilità la esercita il commissario sentita Banca d'Italia, in realtà ripropongono per le procedure di risoluzione quello che codice civile e Testo unico bancario prevedono da decenni. Nessuna norma ad proceduram, quindi. E ci mancherebbe altro».

L'operazione è stata gestita correttamente o si dovevano valutare soluzioni diverse per evitare di colpire i titolari di bond subordinati?
«È stata fatta la scelta migliore possibile, salvando correntisti, clienti con finanziamenti, dipendenti. Per azionisti e obbligazionisti subordinati l'azzeramento del valore ci sarebbe stato anche se al posto di una risoluzione si fosse lasciata andare la banca in liquidazione. Si sarebbe potuto e dovuto prevedere da subito un fondo di tutela per gli obbligazionisti subordinati peri quali risulti provata la buona fede carpita. Gli unici per i quali, in quanto risparmiatori beffati e non investitori consapevoli, una tutela è doverosa. Senza soldi pubblici».

 

In tutta questa vicenda, c'è un conflitto di interessi del ministro Maria Elena Boschi in relazione ai vari legami della sua famiglia con la banca Popolare dell'Etruria?
«Certamente non c'è perché possiede da anni 1.500 azioni per un controvalore che era di nemmeno 1.200 euro, a meno di voler cadere nel ridicolo. C'è un legame di stretta parentela con uno degli amministratori della banca, questo è oggettivo. Così come è oggettivo che suo padre è stato commissariato come tutti gli altri e rimane esposto ad eventuali azioni di responsabilità civile e penale come tutti gli altri».

Boschi dovrebbe dimettersi, considerando che l'ex ministro Maurizio Lupi fu costretto a lasciare per una questione analoga?
«I paralleli con Cancellieri e Lupi non reggono. Furono la Cancellieri e Lupi a fare telefonate discutibili e non opportune, non i loro padri. Nel caso della Boschi, la si accusa sostanzialmente di essere figlia di suo padre, senza uno straccio di elemento aggiuntivo su sue presunte pressioni o altro. Ora come ora è incredibile venga addirittura formalizzata in parlamento una mozione di sfiducia basata su questi presupposti».

Il governo ha deciso di affidare a Raffaele Cantone gli arbitrati per i risarcimenti? Non sarebbe stato più opportuno scegliere tra Consob e Bankitalia?
«Consob e Bankitalia si rilassino e si guardino dentro. Pure noi lo faremo, molto presto, con la commissione d'inchiesta che Scelta Civica ha chiesto per prima tra le forze di maggioranza».

Le due authority hanno responsabilità? Hanno fatto tutto il possibile per evitare la «risoluzione»?
«Condannare a scatola chiusa importanti istituzioni del Paese è irresponsabile. Ma lo è altrettanto assolverle a scatola chiusa. Non é il momento delle immutate stime e delle petizioni di fiducia».

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