Zanetti a Il Messaggero «Per i controlli del Fisco termini certi e trasparenti, stop alla caccia al gettito»

IL SOTTOSEGRETARIO ALL'ECONOMIA: CON LE NUOVE NORME APPROVATE IN MANOVRA LA PRIORITA SARA SCOVARE L'ILLEGALITÀ

Sottosegretario Enrico Zanetti, Scelta Civica ha fatto approvare nella manovra un emendamento che riscrive i termini di prescrizione degli accertamenti fiscali. Ma davvero serviva un nuovo intervento dopo che il governo aveva messo mano ad una riforma solo qualche mese fa?
«Noi siamo sempre stati convinti che il raddoppio dei termini di accertamento, introdotto nel 2006 da Vincenzo Visco, fosse una norma irragionevole e foriera di rilevanti problemi applicativi e di dubbi interpretativi. La delega fiscale ha affrontato la questione con eccessiva timidezza».

Proprio Visco è stato tra i primi a contestare l'emendamento. Sostiene che ci potrebbero essere ripercussioni pesanti sugli accertamenti...
«Non avevo dubbi che Visco e i sostenitori del "penale è per sempre" avrebbero storto il naso. Legittimo che lo facciano. Ma rivendico con orgoglio la visione diametralmente opposta che abbiamo sul rapporto tra cittadino e Stato. Mi stupisce però che l'ex ministro abbia tirato in ballo la questione del pregresso: le novità si applicano per gli accertamenti dal 2016 in avanti. Per quelli passati c'è una norma transitoria che conferma l'attuale disciplina».

 

Quali sono le novità introdotte dall'emendamento?
«Scompare il raddoppio dei termini di accertamento in caso di denuncia penale, mentre vengono leggermente allungati i termini ordinari: si passa da 5 a 7 anni in caso di omessa dichiarazione e si aumenta di un anno (da 4 a 5 anni), negli altri casi. In questo modo i termini sono chiari e certi. È stato anche introdotto l'obbligo per le procure di segnalare all'Agenzia delle Entrate le indagini che possono avere risvolti economici, come quelle su usura, corruzione, concussione, abusivismo commerciale. In questo modo l'Agenzia potrà attivarsi subito. Mettiamo fine alla caccia al gettito dando priorità alla lotta alla illegalità fiscale di chi svolge attività illecite, di chi paga e incassa tangenti».

Gli echi del suo scontro con Rossella Orlandi, il direttore del-l'Agenzia, non si sono ancora sopiti. Non teme che queste nuove norme possano gettare benzina sul fuoco?
«Il nostro non è stato un blitz. L'Agenzia si è espressa. Ha dato una contrarietà tecnica su un comma che poi abbiamo eliminato. E ha espresso una contrarietà generale, rimettendosi però alla valutazione politica. Valutazione che è stata fatta».

A proposito, che fine ha fatto il concorso per i dirigenti dell'Agenzia?
«Non lo so, l'ho chiesto anche io per iscritto a Padoan e al ministro della funzione pubblica Madia. Anche perché come ministero vigilante forse sarebbe il caso che ci ponessimo qualche domanda sulla rispondenza al dettato normativo delle procedure scelte per le Pot, le posizioni transitorie».

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