Il Giorno - Il Resto del Carlino - La Nazione: Renzi premia cattolici e moderati. Alfano esulta, Scelta Civica fa il pieno

Il barometro del nuovo assetto della compagine di governo — che, con il «rimpastino» di ieri, sale da 56 a 64 membri tra ministri, viceministri e sottosegretari — dice che Renzi sta spostando la barra sempre più verso il centro e, a dirla tutta, pure verso destra. Non solo perché i voti di Ala (i verdiniani) sono sempre più strategici, al Senato, ma anche perché, al governo, due partiti che — come dice con una battuta fulminante il bersaniano Miguel Gotor — «hanno più ministri che voti», Ncd e Scelta Civica, sono oggettivamente collocabili a destra.

 

Sia sul piano delle scelte economiche, più liberali che liberal, che cultural-politiche. Sul tema clou, in questa fase, della famiglia e delle unioni civili, per dire, c'è un vero rivolgimento a favore dell'area «cattolica», moderata e centrista, Ncd in testa, guarda caso a poco dal Family day.

Il Sottosegretario alle Riforme, e gay dichiarato, Ivan Scalfarotto, subisce il classico promoveatur ut amoveatur: diventa oggi sottosegretario e un domani viceministro, allo Sviluppo economico, al posto di Carlo Calenda, nominato ambasciatore italiano alla Ue, la cui nomina sarà formalizzata a marzo, ecco Scalfarotto non è già viceministro. Ma soprattuto la Famiglia va a Ncd. Non a caso gli alfaniani esultano e sottolineano la notizia. L'Ncd, infatti, che già contava due ministeri di peso (Interni e Salute), ne guadagna un altro, gli Affari Regionali, per il giovane e brillante avvocato torinese Enrico Costa. Ma il ministero, che pareva di poco conto e nessun rango, ai tempi della povera Maria Lanzetta, acquisisce, appunto, una delega strategica (la Famiglia) ed entra anche nella (decisiva) cabina di regia dei fondi per il Sud.

Non contento della perdita, assai rimpianta, del ministero delle Infrastrutture, strappato all'attuale capogruppo alla Camera, il ciellino Maurizio Lupi, l'Ncd incassa altri tre, importanti, posti di sottogoverno: il calabrese Antonio Gentile torna dov'era, le Infrastrutture, da cui se n'era andato per una storiaccia, la senatrice Chiavaroli va alla Giustizia e la deputata Dorina Bianchi alle Riforme mentre la Vicari trasloca solo, dallo Sviluppo ai Trasporti. Per un altro partito che, pur presente in Parlamento (23 deputati, zero senatori), quasi non esiste in natura, Scelta Civica, arrivano la promozione a viceministro al Mef per Enrico Zanetti e la nomina di Antimo Cesaro sottosegretario alla Cultura.

Per dire, i Popolari-Demos di Lorenzo Dellai, che in fondo contano su ben 13 deputati e tre senatori, si devono accontentare della sola promozione di Mario Giro a viceministro agli Esteri, dove però già stava. Anche nel partito cardine della maggioranza e del governo, il Pd, tocca fare le nozze coi fichi secchi. Teresa Bellanova, ex sindacalista della Cgil assai stimata da Renzi, va ad occuparsi delle crisi aziendali più scottanti, al Mise, poltrona «calda» lasciata libera da De Vincenti. Enzo Amendola, area «Sinistra e cambiamento», che fa capo al ministro Martina, diventa sottosegretario agli Esteri (ma non viceministro, come sembrava). Area riformista (la sinistra interna dei più duri e puri) non ottiene nulla, come però già si sapeva, una volta sfumato il ritorno di Vasco Errani. E la nomina di Gennaro Migliore (ex capogruppo Sel alla Camera) alla Giustizia è un «premio» a un ex che, oggi, si può definire un renziano ultra-doc.

Insomma, poco o nulla c'è sia per i renziani che per altre componenti. Da rilevare, infine, che, nonostante le voci che ne volevano uno spostamento agli Esteri pari a un ridimensionamento di fatto, il sottosegretario Gozi resta dov'è: i suoi, del resto, lo hanno sempre descritto «tranquillo e sereno, forte della fiducia di Renzi come della Ue».

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