Zanetti a Il Messaggero: «Aliquota più bassa per il ceto medio e nessuno deve pagare maggiori tasse»

IL VICEMINISTRO E SEGRETARIO DI SCELTA CIVICA: «SERVE UN MESSAGGIO SEMPLICE DI RIDUZIONE DEL PRELIEVO»

Giù l'Irpef con un provvedimento semplice e comprensibile, che vada a premiare soprattutto il ceto medio: ovvero i contribuenti più portati a trasformare in consumi le tasse non pagate. Se la direzione di marcia del governo in tema di riduzione del prelievo è piuttosto chiara, Enrico Zanetti, Viceministro dell'Economia e Segretario di Scelta Civica ha già bello e pronto un progetto, che ora è all'attenzione dello stesso ministero e di Palazzo Chigi. E che Zanetti punta ad attuare senza eccessi di fretta.

Cosa si possono aspettare i contribuenti italiani nel 2017?
«C'è un piano organico iniziato con l'intervento a beneficio dei lavoratori dipendenti, gli 80 euro, proseguito con la cancellazione della componente costo del lavoro dall'Irap e poi con l'abolizione dell'imposta sull'abitazione principale. Dal 2017 ci sarà una importante riduzione dell'Ires per le imprese, che pagheranno 3,5 punti in meno. L'ultimo passaggio deve essere un intervento sull'Irpef non dispersivo ma mirato, da attuare con la stessa filosofia degli 80 euro e delle tasse sulla casa: un provvedimento semplice, facile da comprendere, che dia una percezione chiara della riduzione del prelievo».

 

Sì ma c'è qualche possibilità che questo ultimo intervento parta dal prossimo anno?
«L'impegno politico è per il 2018. È interesse del governo procedere velocemente, ma bisogna anche stare molto attenti a non commettere gli stessi errori già fatti in passato per la fretta, che hanno in qualche modo depotenziato gli effetti comunicativi delle misure. Come quando abbiamo fatto una sostanziale riduzione dell'Irap cancellando la componente costo del lavoro, ma correggendo la scelta precedente di intervenire sull'aliquota. O come sull'Ires di cui avevamo tentato senza successo di anticipare la riduzione».

Nel dettaglio, come dovrebbe cambiare l'imposta sul reddito delle persone fisiche?
«Noi proponiamo il passaggio da 5 a 3 aliquote, con un'unica aliquota al 27 per cento tra i 15 mila e i 75 mila euro di reddito. Una flat tax per il ceto medio, che naturalmente non fa scomparire la progressività ma la ammorbidisce. Attualmente ai 28 mila euro scatta già l'aliquota marginale del 38 per cento, il ceto medio è quello che subisce maggiormente l'aggressività del prelievo. Con la nostra proposta chi ha un reddito di 40 mila euro avrebbe una riduzione dell'imposta di 1.320, con 50 mila 2.430, con 60 mila. 3.500. Ma non è solo una questione di giustizia: questa fascia di reddito è anche quella più portata a trasformare la maggiore disponibilità in spesa aggiuntiva. È anche una scelta precisa di politica economica».

Ma la curva Irpef non è fatta solo di aliquote e scaglioni. Bisogna intervenire anche sulla scaletta delle detrazioni per lavoro?
«Non escludo affinamenti ma sarebbe meglio non inserire molti altri elementi che vadano a complicare il disegno. Però dobbiamo ragionare sulle detrazioni per carichi familiari, per cercare di affrontare le conseguenze di un buco di 30 anni sulla natalità, che penalizza l'andamento dell'economia».

Quanto costa tutto l'intervento?
«Dai 9 ai 12 miliardi, più o meno lo stesso ordine di grandezza degli 80 euro. Quindi è sostenibile, a differenza di certe proposte che vengono dall'opposizione di flat tax generalizzata, che costerebbero 40-50 miliardi».

Va bene, ma i soldi dove pensate di prenderli, visto che ci sono già da neutralizzare 15 miliardi di clausole di salvaguardia?
«È fondamentale intervenire sulle clausole di salvaguardia, che altrimenti farebbero scattare gli aumenti dell'Iva. Proseguiremo con il contenimento della spesa e in parte potremo fare affidamento su un po' di flessibilità di bilancio da contrattare con l'Europa, ma meno di quella che è già disponibile. E dobbiamo assolutamente mantenere l'impostazione dell'ultima legge di Stabilità, che a differenza di quella precedente ha previsto una serie di riduzioni fiscali senza finanziarle con altri aumenti. Il messaggio dev'essere chiaro: le tasse scenderanno per molti, ma comunque nessuno dovrà pagare qualcosa in più».

Share

Questo sito utilizza cookie propri e di altri siti per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se scegli di proseguire nella navigazione, o chiudi questo banner, esprimi il consenso all’uso dei cookie.
In alternativa, premendo su ‘Cookie Policy’, potrai leggere la cookie policy per esteso, nonché decidere quali specifici cookie autorizzare o rifiutare.