Zanetti a Il Messaggero: «Il sistema va riformato, servono i tribunali fiscali»

IL VICE MINISTRO ALL'ECONOMIA: AI GIUDICI NON TOGATI VANNO AFFIDATE SOLO LE CONTROVERSIE DI IMPORTO MINORE

Vice ministro all’Economia Enrico Zanetti, la giustizia tributaria è di nuovo nella bufera. Magistrati che intascano mazzette per aggiustare le sentenze...
«È un fatto gravissimo. Ma non può far dimenticare che la stragrande maggioranza dei giudici tributari lavora con professionalità e correttezza. Il problema è che è proprio lo Stato il primo a non voler considerare il loro un lavoro delicato».

In che senso scusi?
«Nel senso che li lascia lavorare in una sorta di limbo dopolavoristico, nonostante il controvalore delle cause tributarie sia, secondo gli ultimi dati disponibili, di circa 35 miliardi di euro».

Cosa intende per limbo dopolavoristico?
«Che i giudici tributari hanno dei livelli retributivi irrisori».

In effetti, se si guadagnano 30 euro a sentenza quando magari si discute una causa di evasione per qualche centinaio di milioni, qualche cattivo pensiero può venire?
«Esatto, lavorano a cottimo e con compensi irrisori. In nessun assetto è possibile eliminare del tutto la corruzione, ma certo quello attuale non premia chi si comporta bene. Non è però solo questo».

 

Che altro allora?
«È che manca un percorso professionalizzante che attribuisca al giudice tributario una vera funzione giurisdizionale che ne faccia comprendere la delicatezza del ruolo».

Come se ne esce?
«Intanto una premessa. Le riforme non vanno fatte sull'onda emozionale. Oggi che ci sono i titoli sui giornali molti si sono svegliati e si sono accorti del problema. È un fatto positivo, certo. Ma per molti anni tutto lo sforzo si è concentrato sul rafforzare i poteri di accertamento e di riscossione, senza mai pensare di potenziare l'amministrazione della giustizia. Io, in qualità si Segretario di Scelta Civica, da molti mesi ho sottoposto al mio ministro, Pier Carlo Padoan, e al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, un'ipotesi di riforma organica».

Quali sono i punti della sua proposta? Per qualcuno il problema della giustizia tributaria, sarebbe il fatto che i magistrati sono laici, professionisti come avvocati o commercialisti, prestati alla funzione. È un sistema da cambiare, affidando tutto ai togati?
«La proposta che ho presentato, prevede di non rinunciare al prezioso contributo dei giudici laici. Ma d'altro canto va istituita una magistratura tributaria che sia, professionale, indipendente e specializzata, nel senso che deve essere dedicata esclusivamente alla funzione di giudice tributario».

Come si coniugano queste due esigenze?
«Costruendo due binari distinti tra le cause di importo minore e le cause di importo più significativo. Oggi abbiamo l'istituto della mediazione per le cause fino a 20 mila curo. Ma questo meccanismo è inficiato dal fatto che non è affidato ad un soggetto terzo, ma alla stessa Agenzia delle Entrate e agli enti che hanno emesso le cartelle. Il ruolo di mediatore potrebbe essere invece affidato a un giudice tributario non togato. Se non si arriva ad un compromesso, la causa dovrebbe essere decisa da un giudice monocratico sempre non togato».

E per quelle di importo maggiore?
«Si dovrebbe passare a dei veri e propri tribunali fiscali, cioè collegi costituiti esclusivamente da giudici togati specializzati in materia fiscale».

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