La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno: Il governo teme le nozze coi francesi «Settore sensibile, vendita rischiosa»

Banche, il vice ministro Zanetti: troppe lentezze sul decreto rimborsi.

La scalata a Telecom di Vivendi e la possibile fusione con Orange, colosso francese a guida pubblica «è una questione delicata. Sia per le dimensioni della società italiana, sia per il tipo di attività che svolge». Non sottovaluta «i rischi» dell'operazione, Enrico Zanetti (nella foto), vice ministro all'Economia e portavoce dei Moderati.

Temete che un altro gioiello italiano finisca in mano straniera?
«Il mio partito aveva richiamato l'attenzione su questo rischio già prima dell'assemblea Telecom».

Con questa operazione cade l'ultimo pezzo del capitalismo di relazione italiano? Addio ai salotti e largo al mercato?
«Noi siamo quelli più favorevoli in assoluto al mercato, ma se il punto finale di caduta fosse il controllo da parte di una partecipata pubblica di un altro Stato (Orange, ndr), allora di mercato ci sarebbe ben poco».

 

La fusione tra Banco Popolare e Bpm come la vede?
«Ogni processo di integrazione bancaria è visto positivamente. Il governo ha fatto delle riforme in questa direzione. Fatto ciò, la politica non deve entrare nel merito delle singole operazioni, lasciando fare al mercato sotto il controllo degli organismi di vigilanza».

A proposito di vigilanza, la Bce ha avanzato diverse richieste per dare l'ok. Non è troppo rigorosa con le banche italiane?
«Sento questi discorsi da più parti, ma poi c'è chi si lamenta che le autorità non abbiano controllato abbastanza. Dobbiamo deciderci: vogliamo controlli accurati o no? Il problema è la tipologia».

In che senso?
«Troppo spesso i controlli della vigilanza bancaria, come quelli fiscali, sono molto burocratici sulle carte e poco investigativi sui fatti. Ideali per far impazzire i tanti banchieri onesti e farsi invece fregare dai pochi disonesti, fino a quando i buoi sono scappati».

E intanto i risparmiatori che hanno perso i loro averi nel salvataggio di Banca Marche, Carife, Etruria e Carichieti aspettano il decreto sui rimborsi...
«Ora c'è una fase di impasse dovuta al fatto che il governo sta ragionando anche con l'Europa sulla possibilità di risarcimenti più ampi, ma dal nostro punto di vista questi ondeggiamenti creano molto più spaesamento che non procedere intanto rapidamente coi decreti promessi».

Troppo lenti, insomma...
«Quando sento il premier che rassicura sulla prossima emanazione di decreti sul bonus diciottenni, di cui non frega niente a nessuno, e non parla più invece dei decreti sui rimborsi agli obbligazionisti, fatico a ritrovarmi in questo ordine di priorità».

L'ultimo cda di Etruria è sotto inchiesta, compreso Pierluigi Boschi. Quali conseguenze sul governo?
«Nessuna, a meno che decidiamo che le colpe dei padri ricadano sui figli. Piuttosto, è la prova provata delle falsità assolute che i 5 Stelle, la Meloni e populisti vari hanno ripetuto per mesi e cioè che avevamo messo gli scudi di protezione. Nessuno scudo per nessun amministratore: quello che la magistratura ritiene, può contestare. Dopo anni di autentiche leggi ad personam e veri conflitti di interesse, un merito, e certo non una colpa, di questo governo».

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