Zanetti a Il Messaggero: «Flessibilità in uscita sì ma viene prima chi non ha un lavoro»

Va bene parlare di uscita più flessibile, ma senza smontare la legge Fornero e comunque dando priorità, se ci sono più risorse per la spesa sociale, a chi non ha né un lavoro né la pensione. Quanto ai contributi di solidarietà, pur se teoricamente condivisibili sono in pratica inattuabili, perché andrebbero comunque a colpire trattamenti di importo tutt'altro che elevato. Nell'acceso dibattito sulla previdenza Enrico Zanetti, Viceministro dell'Economia e segretario di Scelta Civica, vuole inserire una dose di realismo.

Non solo i sindacati ma anche una parte della maggioranza insiste per una revisione della riforma del 2011.
«Ci sono due tipi di approccio. C'è chi vorrebbe smantellare la riforma, dimenticando tra l'altro che quello del governo Monti è solo l'ultimo di una serie di interventi, approvati anche dal centro-destra. I sostenitori di questa tesi dovrebbero spiegare dove prendere i 30 miliardi di risparmi delle varie riforme, certificati dalla Corte dei Conti, che verrebbero meno: se da nuove tasse, oppure da tagli alla sanità o agli investimenti. Con loro non si può nemmeno discutere. Altra cosa è prendere in considerazione le esigenze di chi vorrebbe andare in pensione un po' prima, in un contesto di sostenibilità del sistema. È un approccio ragionevole, ma anche in questo caso bisogna avere il coraggio di fissare delle priorità».

 

Quali sono le sue?
«Noi come Scelta Civica diciamo che se si deve intervenire sul welfare la prima cosa è assicurare protezione e sussidia chi non ha né un lavoro né una pensione. Se poi riusciamo a trovare ulteriori risorse, allora si potrà dare una risposta a chi un lavoro ce l'ha ma desidera lasciarlo con un po' di anticipo. Ma anche in questo caso bisogna distinguere, concentrandosi su coloro che svolgono lavori usuranti o hanno iniziato a versare contributi in età precoce».

Le risorse necessarie potrebbero essere trovate attraverso un prelievo sulle pensioni più alte, come suggerisce Boeri?
«In Italia in tutti questi anni in materia di pensioni ci sono state sperequazioni, che hanno generato malessere e conflitto sociale. Penso alle famose baby-pensioni. Per cui potrebbe essere giusto in astratto rimediare con un contributo di solidarietà, non calcolato sull'importo ma sullo squilibrio tra assegni percepiti e contributi versati».

Solo in astratto?
«Il fatto è che la stessa Inps ci avverte che il ricalcolo contributivo delle pensioni non è possibile, perché mancano molti dati. Allora il parametro diventerebbe non lo squilibrio ma il solo numero di anni di contribuzione. Però moltissime delle pensioni con pochi contributi sono di importo basso: questa misura produrrebbe un gettito misero, seminando allo stesso tempo incertezza e paura trai pensionati».

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