Zanetti a Il Messaggero: «Ma non è materia da referendum le figure istituzionali ne stiano fuori»

«Sono un elettore attento. Ricordo innumerevoli referendum intorno ai quali ora questa ora quella parte politica hanno espresso inviti espliciti al non voto. Anche per il referendum sulle trivelle siamo di fronte ad un gioco delle parti politico. Figure istituzionali farebbero bene a tenersene alla larga». Enrico Zanetti, Viceministro del Tesoro e leader di Scelta Civica, usa un linguaggio rispettoso e misurato ma la sostanza non cambia: non ha apprezzato la sortita provoto al referendum del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi.

Non intendo farla litigare per forza col presidente Grossi, ma non trova che in quelle parole ci sia una forzatura politica?
«Sul fatto che votare sia un dovere civico non ci piove. Tuttavia nel caso del referendum, come immaginato dai padri costituenti, i cittadini dovrebbero essere chiamati a votare su grandi scelte».

Referendum illegittimo?
«Certo che no. La consultazione sulle trivelle però è il più classico degli esempi di come non si dovrebbe utilizzare questo strumento nell'interesse dell'istituto referendario stesso».

Ma dunque lei è favorevole all'astensione?
«Per motivi istituzionali non indico il non voto. Inoltre, per farlo fallire, dovrei pensare che questo referendum valga qualcosa quando invece la sua portata è vicina allo zero».

 

Perché?
«Sia che vinca il "si", sia che vinca il "no", permane il divieto a nuove trivellazioni nell'area delle 12 miglia dalle spiagge».

E per quelle esistenti?
«Se vince il "si" le concessioni attuali possono arrivare fino all'esaurimento dei giacimenti tramite proroghe concesse dalle Regioni. Se vince il "no" le concessioni arrivano fino all'esaurimento del giacimento. In ogni caso già oggi i controlli ambientali possono determinare la revoca della concessione».

I promotori del referendum tentano di lanciare un'Opa sulla politica energetica.
«Ma negli ultimi anni in Italia lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili è stato imponente. Ed è stato già deciso di non rilasciare nuove concessioni. Di che parliamo?».

Non negherà che le opposizioni stanno caricando il referendum di un valore politico anti-renziano.
«E' legittimo che le opposizioni puntino a far cadere il governo e si può far politica anche salendo sul carro referendario. Ma resta il fatto che questa consultazione non suscita interesse e leggerne i risultati in chiave Renzi-si o Renzi-no sarebbe un errore».

Però anche il premier ha rilanciato il tema del plebiscito per l'altro referendum: quello sulla Costituzione in autunno.
«Quello sarà un vero referendum. Per i suoi contenuti e perché diventerà una cartina al tornasole della voglia di cambiamento. Per questo il premier sbaglierebbe a continuare a personalizzarlo».

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