Corriere della Sera - Zanetti: il vertice Consob ha perso credibilità, va ripensato

Il Viceministro: verifiche ispettive, oggi dominano i controlli burocratici, il presidente Vegas dovrebbe lasciare.
Gli obbligazionisti: «Dopo l'estate i primi rimborsi ai risparmiatori delle quattro banche».

Lei ha detto che il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, farebbe bene a dimettersi. Perché?
«Perché ormai - risponde il Viceministro dell'Economia, Enrico Zanetti - si è determinata una perdita di credibilità del presidente, non dell'istituzione, a seguito delle dichiarazioni dello stesso Vegas. E non mi riferisco alla polemica di questi giorni con la trasmissione Report, ma alle parole francamente discutibili di un mese fa, quando Vegas disse che i prospetti da un lato erano perfettamente in grado di informare i risparmiatori sul rischi ma al tempo stesso erano troppo lunghi e complicati per poter essere adeguatamente compresi. È passato un mese e a questo punto la situazione può solo peggiorare. Per questo mi aspetto un passo indietro del presidente Vegas».

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Zanetti: “La Cgia conferma che la pressione fiscale è diminuita”

Per questo anno 2016, la CGIA di Mestre individua nella giornata del 3 giugno, la data della cosiddetta "liberazione fiscale", ossia il giorno dell'anno a partire dal quale smettiamo di lavorare per l'Erario e cominciamo a lavorare per noi stessi.
Si tratta ovviamente di un dato medio, ma è utile per riportare l'attenzione sulle dinamiche della pressione fiscale nel nostro Paese.
Per il precedente anno 2015, la CGIA di Mestre aveva individuato il "giorno della liberazione fiscale" nel 7 giugno.
Ancora più in là, verso la metà del mese giugno si collocano le corrispondenti giornate del 2014, fino al picco toccato nel difficilissimo e drammatico biennio 2012-2013.
Con il 3 giugno del 2016 siamo sostanzialmente tornati al livello del 2010, quando la CGIA di Mestre, con le stesse metodologie di calcolo, individuava il giorno della liberazione fiscale nel 2 giugno.
E questa è in effetti, anche in termini più tradizionali di percentuali sul PIL, la storia della nostra pressione fiscale più recente.
La prima considerazione è che, con buona pace di chi lo nega contro ogni evidenza, il processo di riassorbimento dei notevoli sacrifici fiscali, imposti a fine 2011 con decorrenza 2012, è in atto: le tasse stanno andando giù.

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Zanetti a Il Gazzettino: «La, commissione d'inchiesta non decolla, solo una politica vigliacca non indaga ad alto livello»

«Se continua così la commissione d'inchiesta sul sistema bancario non vedrà la luce nemmeno alla fine della legislatura. E sarebbe una brutta figura trasversale per tutta la politica, maggioranza e opposizione».

Enrico Zanetti, 42 anni, Viceministro all'economia e segretario di Scelta Civica, lancia l'allarme: «In dicembre, dopo la crisi delle quattro banche salvate dal crac, eravamo partiti bene: sono state depositate 12 proposte per istituire una commissione di inchiesta sul sistema creditizio, riunite in una proposta di legge e incardinate in commissione Finanze del Senato. Eravamo tutti d'accordo. Poi le voci si sono rarefatte. Dopo sei mesi a chiedere la commissione d'inchiesta siamo rimasti solo noi di Scelta Civica».

Questa commissione dovrebbe indagare anche su Popolare Vicenza e Veneto Banca?
«Certamente, le crisi delle due ex Popolari sono ancora più gravi di quelle dell'Etruria, di Banca Marche, delle Casse di Ferrara e Chieti. Quelli erano istituti già commissariati, Vicenza e Veneto Banca invece sono in piena attività, hanno un loro cda. È sbagliato non dare la possibilità al popolo, attraverso i suoi rappresentanti, di andare a vedere bene dentro quelle banche per capire cosa è accaduto, come siamo arrivati a un valore delle azioni a 10 centesimi».

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La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno > Il governo: tagli sulle detrazioni «Ma senza penalizzare le famiglie»

Zanetti: faremo scendere il debito e aumenteremo gli investimenti

«Supereremo anche l'esame di ottobre», a patto che «la frenesia elettorale lasci il posto al realismo». Il Vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti, conferma l'obiettivo di trovare 10 miliardi tagliando la spesa pubblica e riorganizzando le agevolazioni fiscali, ma assicura: «Non toccheremo famiglie e redditi da lavoro».

Flessibilità senza precedenti ma a ottobre nuovo esame: senza un percorso sostenibile sui conti pubblici, è a rischio anche il bonus 2016.
«Fin dal nostro insediamento, stiamo cercando la quadratura tra miglioramento dei conti e sostegno alla crescita. Come sempre avvenuto in questi due anni, continueremo a superare i vari esami».

Secondo l'ex ministro Passera il governo usa la flessibilità come arma di distrazione di massa.
«La usiamo per ridurre le tasse e non far aumentare l'Iva. Quando siamo partiti, era prevista per il 2016 una pressione fiscale al 44,1% e, invece, al netto del bonus 80 euro, è al 42,2%».

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Zanetti a Il Gazzettino: «Vicenza, vergogna nazionale».

II Viceministro: «Inconcepibile che dentro il cda ci siano persone che frenano sull’azione di responsabilità»

Ormai dall'estero guardano alle vicende della Banca Popolare di Vicenza come si guardano i marziani. Dopo gli ultimi sviluppi forse siamo andati ancora un pò più oltre, siamo arrivati su Saturno».
Enrico Zanetti, Viceministro all'Economia, è a tratti feroce. I tentennamenti di una parte dell'attuale consiglio d'amministrazione della banca vicentina nell'avviare un'azione di responsabilità contro i precedenti amministratori oltre a sconcertarlo, lo fanno infuriare.

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Il Gazzettino: “Banche in fallimento: duello Zanetti-Vegas”

«Non può dire che i risparmiatori erano consapevoli dei rischi».
Ii Viceministro attacca il presidente della Consob che poi chiarisce: «Fraintese le mie parole»

A menare il fendente è stato ieri il Viceministro dell Economia, Enrico Zanetti. Obiettivo dell’intemerata, il presidente della Consob Giuseppe Vegas. “Penso”, ha detto Zanetti, “che la politica seria non debba cavalcare il disagio per attaccare le istituzioni, ma penso che chi siede nelle istituzioni debba calibrare le parole”, per far evitare, ha aggiunto. “di far imbestialire le persone ragionevoli”.
Il riferimento del Viceministro era alle parole, quelle lette sui giornali, pronunciate da Vegas a Milano nel suo discorso annuale alla comunità finanziaria. Zanetti ammette di non aver sentito di persona quelle parole, ma aggiunge che se il presidente della Consob «effettivamente ha detto che i risparmiatori (delle quattro banche, ndr) erano correttamente informati e, al tempo stesso, che i prospetti sono troppo complicati e vanno cambiati, ci ha regalato un ossimoro di cui avremmo fatto a meno”.

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La Nazione: “C’è Zanetti, tanta rabbia in platea. Ma sul decreto apre ai correttivi”

Momenti di tensione alla Borsa Merci, il Viceministro tiene botta.

C’è il solito personaggio con il megafono in mano ad accogliere il viceministro Enrico Zanetti. E' l'uomo sandwich, il foianese Domenico con madre novantenne che in obbligazioni subordinate ha perso più di un tot. Lui non si perde una manifestazione che sia una ed è presente anche alla Borsa Merci dove ieri è andato in scena un incontro sul tema delle banche al quale, oltre al Viceministro, hanno partecipato anche l'amministratore delegato della Nuova Banca Etruria Roberto Bertola, il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti, il presidente della Camera di Commercio Andrea Sereni, Fabrizio Solari della segreteria nazionale Cgil, Marcello Minnenna, economista e docente alla Bocconi, Daniele Quiriconi, segretario della Fisac Toscana.

L’appuntamento era stato organizzato da Federconsumatori e Cgil come momento di riflessione dopo mesi turbolenti segnati dal decreto salvabanche di novembre con un primo punto di arrivo nel provvedimento del governo sui risarcimenti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale appena il 2 maggio scorso.

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Zanetti al Messaggero Veneto: «Alleggerimento fiscale già in atto. Con noi stop alla caccia al gettito»

Il viceministro Zanetti difende l'esecutivo e scommette sulla ripresa: il Pil salirà dell'1,2%
«Tolti 9,5 miliardi di Irpef dalle buste paga e 5,5 di Irap. Semplificheremo gli studi di settore»

Alleggerimento fiscale «reale ma non ancora percepito», un Pil che crescerà nel 2016 dell'1,2%. un percorso già intrapreso per arrivare ad una semplificazione burocratica e rendere più equo e all'insegna della terzietà il rapporto fisco-cittadini, cancellando «la vergogna della caccia al gettito». Infine, l'impegno a valorizzare lavoro e imprese, compreso il terziario. Ecco lo stato d'avanzamento dell'azione governativa delineata ieri in un’intervista pubblica al Messaggero Veneto dal Viceministro all'Economia e alle Finanze Enrico Zanetti, l'ospite più atteso dell'assemblea regionale di Confcommercio che si è svolta a Pordenone.

La richiesta delle imprese, a partire dal commercio, è di ridurre significativamente la pressione fiscale. Qual è la risposta del governo?
«La riduzione, post crisi, è in atto. Come primo provvedimento abbiamo tolto 9,5 miliardi dl Irpef dalle buste paga dei dipendenti con redditi fino a 26 mila euro, reso strutturale nel 2015. Poi il “bonus" 80 euro. Il problema è che figurano come credito d'imposta, per via delle regole Eurostat di bilancio. E un mistero al limiti del masochismo. Nel 2015 abbiamo tolto anche 5,5 miliardi di Irap, che non sono bruscolini, rendendo totalmente deducibile il costo del lavoro a tempo indeterminato. E quanto è importante lo sa bene chi lavora nel terziario. Chi oggi sta chiudendo i bilanci 2015 si rende conto dei benefici. Inoltre abbiamo tolto 3,5 miliardi di Tasi sulla prima casa, altra misura strutturale, fondamentale per il settore immobiliare. La percezione del calo delle tasse aumenterà. L'anno prossimo ridurremo l'aliquota sulle Imprese societarie al 24%, per un totale dl 3 miliardi. Dobbiamo concentrare tutte le risorse su lavoro e impresa perché la ricchezza anzitutto va ricreata e poi ragioniamo su come distribuirla».

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Zanetti a La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno: La flat tax può salvare il ceto medio «Fino a 400 euro di tasse in meno»

Il viceministro Zanetti: idea semplice, benefici per 6 milioni di italiani.
 
OBIETTIVO: salvale la classe media. Nel rincorrersi di indiscrezioni e smentite sui piani fiscali del governo, c'è un punto fermo: «L'intervento deve concentrarsi sulla classe media e non disperdersi». Il Viceministro dell'Economia e Segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, traccia la priorità dell'esecutivo. E spiega: «Sul tavolo, al momento, l'unico piano organico di taglio dell'Irpef è il nostro». Per il ceto medio significa «fino a 400 curo di tasse in meno al mese».

È una proposta che il governo potrebbe adottare?
«Proponemmo il piano flat tax sul ceto medio già lo scorso settembre, ora sta diventando un obiettivo dell'intero governo. Si tratta di introdurre un'aliquota unica al 27% per le fasce di reddito tra 15mila e 75mila euro, eliminando le aliquote del 38 e 41%. Una proposta che ha il pregio della semplicità, conserva la progressività dell'imposta e interviene dove il prelievo è più feroce, cioè sul ceto medio».

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Quotidiano Nazionale: “Il governo studia l'Irpef leggera Aliquota unica per il ceto medio”

Il Viceministro Zanetti: «Ci stiamo lavorando, costerà 12 miliardi»

La coperta è stretta. E se nel mondo dell'impossibile Renzi vorrebbe tagliare a tutti le tasse e aumentare le pensioni minime, in quello della realtà bisogna fare delle scelte. E quella del premier, se prendiamo le dichiarazioni pubblicate ieri sul nostro giornale, potrebbe privilegiare ancora una volta — com'è successo con il bonus di 80 Euro sui redditi più bassi — il potere d'acquisto degli italiani. Del resto, ha spiegato Renzi, anche gli imprenditori gli avrebbero chiesto di agire prima su questo fronte rispetto ai tagli alle imposte sulle aziende. Perché se è vero che le imprese in Italia, nonostante la riduzione dell'Irap, continuano a subire una pressione fortissima da parte del Fisco, è anche vero che solo il 20% circa esporta e il resto vive sui consumi interni. Che sono in leggera ripresa ma ancora lontani da una svolta.

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Il Messaggero: “Obiettivo ceto medio, riapre il cantiere Irpef"

► Governo tentato dall'anticipo della mossa pro-famiglie, già programmata per il 2018
► Si punta a ridurre le aliquote per i redditi oltre 28 mila euro, non toccati dagli 80 euro.

Ires o (anche) Irpef? E soprattutto quando? Sulla carta, il calendario di politica tributaria del governo sarebbe già ben definito e fissato, in buona parte anche per legge: il prossimo anno calo di tre punti dell'imposta sul reddito della società, come previsto con l'ultima manovra di bilancio. Poi nel 2018 un sostanziale intervento di detassazione a beneficio delle famiglie: dunque riduzione dell'Irpef accompagnata da qualche misura specifica a favore dei pensionati. Senza dimenticare che anche per il 2017, come già è stato fatto per quest'anno, ci sono da scongiurare clausole di salvaguardia che valgono un aumento Iva da 15 miliardi: solo per raggiungere questo obiettivo, il governo dovrà mettere insieme 8-9 miliardi tra tagli di spesa e revisione di agevolazioni fiscali, sperando di poter sfruttare per la restante parte ulteriore flessibilità di bilancio da conquistare a Bruxelles. Eppure, la sequenza non convince tutti. Persino lo stesso premier, che in un'intervista al Quotidiano nazionale si è lasciato andare a ipotesi alternative, spiegando poi che ogni decisione sarà presa a settembre, ovvero con la prossima legge di Stabilità. Le variabili in gioco sono tante. Ce n'è anche una politica che riguarda la data delle elezioni. Se ai svolgeranno come previsto nel 2018, allora programmare in quell'anno l'alleggerimento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche sarebbe una mossa opportuna: la novità risulterebbe certificata già dal precedente mese di dicembre con la legge di Stabilità e diventerebbe poi tangibile agi occhi degli elettori con gli stipendi e le pensioni di gennaio. Se però la situazione politica precipitasse e si profilassero elezioni anticipate, lo scenario sarebbe ovviamente diverso. E si possono facilmente immaginare anche altri motivi per cui al governo possa riuscire conveniente agire subito sull'Irpef.

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Corriere della Sera - "Zanetti: per i piccoli risparmiatori i rimborsi saranno automatici"

Il Viceministro: parliamo di operazioni per 320 milioni. Lunedì il decreto.

«Ci siamo» dice il vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti, annunciando per lunedì il nuovo decreto per il rimborso degli obbligazionisti "bruciati" dalla risoluzione di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara. Il provvedimento conterrà anche alcune norme per accelerare il recupero dei crediti in sofferenza delle banche e una norma fiscale per favorire la cessione dei crediti fiscali intrappolati nelle banche in liquidazione ai nuovi istituti.

Finalmente...
«Ci abbiamo messo un po' più del previsto, ma è passata la soluzione di Scelta Civica».

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Zanetti a Il Messaggero: «Ma non è materia da referendum le figure istituzionali ne stiano fuori»

«Sono un elettore attento. Ricordo innumerevoli referendum intorno ai quali ora questa ora quella parte politica hanno espresso inviti espliciti al non voto. Anche per il referendum sulle trivelle siamo di fronte ad un gioco delle parti politico. Figure istituzionali farebbero bene a tenersene alla larga». Enrico Zanetti, Viceministro del Tesoro e leader di Scelta Civica, usa un linguaggio rispettoso e misurato ma la sostanza non cambia: non ha apprezzato la sortita provoto al referendum del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi.

Non intendo farla litigare per forza col presidente Grossi, ma non trova che in quelle parole ci sia una forzatura politica?
«Sul fatto che votare sia un dovere civico non ci piove. Tuttavia nel caso del referendum, come immaginato dai padri costituenti, i cittadini dovrebbero essere chiamati a votare su grandi scelte».

Referendum illegittimo?
«Certo che no. La consultazione sulle trivelle però è il più classico degli esempi di come non si dovrebbe utilizzare questo strumento nell'interesse dell'istituto referendario stesso».

Ma dunque lei è favorevole all'astensione?
«Per motivi istituzionali non indico il non voto. Inoltre, per farlo fallire, dovrei pensare che questo referendum valga qualcosa quando invece la sua portata è vicina allo zero».

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Zanetti al Corriere della Sera: «Gli 800 connazionali? Li aspetta una profonda tribolazione»

«Tra gli ottocento italiani con i conti a Panama ci sarà pure qualche contribuente onesto, ma non ci vuole molto per capire che la maggior parte di loro sono evasori. E se non hanno sfruttato la finestra per l'emersione dei capitali all'estero, appena chiusa, li attende un periodo di giusta e profonda tribolazione» dice il vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti. «Con la massima soddisfazione — aggiunge — di tutti noi contribuenti onesti».

Sicuro che pagheranno?
«Se hanno sbagliato sì. Sul contrasto all'evasione fiscale internazionale questo governo ha condotto una delle azioni più decise negli ultimi due anni. Su altri fronti abbiamo razionalizzato, come sulle sanzioni penali, che erano populisticamente esagerate, ma sull'evasione internazionale abbiamo varato norme molto più stringenti e pesanti. Sappiamo che questa è una leva fondamentale per avere maggior equità nel sistema fiscale che non pub accanirsi solo contro la piccola evasione domestica».

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