SULLE PENSIONI D'ORO EMERGE TUTTA LA DIFFERENZA TRA RIFORMISTI RADICALI E POPULISTI IMPENITENTI

Il disegno di legge sulle pensioni d'oro, presentato in questi giorni dai 5 Stelle in Commissione Lavoro alla Camera (ddl 1896), comparato a quello che Scelta Civica aveva presentato già alcuni mesi fa, a prima firma del sottoscritto (ddl 1544), dimostra con chiarezza la differenza che corre tra chi lavora pensando alla propaganda un tanto al chilo e chi veramente cerca di portare a compimento riforme radicali nel segno dell'equità, contro le resistenze dei partiti tradizionali che in questi venti anni mai le hanno fatte.
Perché diciamo questo?
Perché la nostra proposta si sviluppa su più articoli finalizzati a rendere applicabile un contributo di solidarietà sulla differenza tra la pensione erogata e quella che spetterebbe ove fosse calcolata per intero sulla base dei contributi versati, così da ripristinare l'equità nei confronti dei giovani che non beneficiano del "regalo" del calcolo retributivo, senza però penalizzare ingiustamente coloro i quali hanno pensioni elevate a fronte di contributi versati anch'essi in misura elevata.
Il disegno di legge dei 5 Stelle, invece, spara in un articolo la proposta di mettere un tetto massimo alle pensioni a 5mila euro netti e chi si è visto si è visto.
Che pena, che tristezza e che disastro.

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ECCO FINALMENTE LA SCELTA CIVICA CHE RISCEGLIAMO

Nella giornata di ieri, Scelta Civica ha battuto due colpi in Commissione Bilancio alla Camera, durante l'esame della legge di stabilità, che dicono molto del senso che essa vuole dare alla sua permanenza, fino a quando avrà un senso, in seno alla maggioranza di governo.
Il primo colpo, sulla proposta del Governo di aumentare da 3 a 5 i componenti dell'organismo direttivo della CONSOB.
Non esiste al mondo che, dopo i concreti sforzi fatti dal Governo Monti per dare una prima sforbiciata alla giungla delle poltrone da 300mila euro in su nelle mille Authority e nei mille ruoli di sottogoverno che questo Paese regala a magistrati fuori ruolo, politici trombati e alti papaveri della burocrazia in pensione, noi si avalli un'operazione inversa che darebbe la stura a chissà quante altre di queste belle pensate.

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FISCO: UNA GESTIONE DA DILETTANTI. L'EDITORIALE DI ENRICO ZANETTI SUL SITO DI ITALIA FUTURA

Le attenuanti sia generiche che specifiche non mancano (basti pensare a tutto quello che è ruotato attorno ai ricatti di Berlusconi prima e alla su decadenza poi), ma rimane il fatto che il Governo ha trasformato questa chiusura d'anno fiscale in un vero e proprio incubo per i contribuenti e i loro professionisti.
Fino a pochissimi giorni dalla naturale scadenza (2 dicembre, perché il 30 novembre cade di sabato), sono stati lasciati nel più completo limbo di incertezza gli acconti che persone fisiche e società devono versare sulle imposte sul reddito dovute per il 2013.
Incertezza sul quanto, incertezza sul quando.
Neppure i primi comunicati stampa del Governo, post approvazione dell'ennesimo Decreto IMU, hanno avuto la cortesia di spiegare con chiarezza, a prova di stupido (perché a questo punto così ci sentiamo un po' tutti: umili cittadini, parlamentari peones e grandi esperti compresi) se la proroga dal 2 dicembre al 10 dicembre valeva solo per le società che versano l'IRES, oppure anche per le persone fisiche che versano l'IRPEF.
E che dire dell'IMU, appunto?

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ALCUNE RIFLESSIONI A MARGINE DEL "CASO CANCELLIERI"

La decisione "last minute" del Premier Letta di porre sul piatto l'equivalenza "sfiducia Cancellieri = sfiducia Governo" rende inevitabile il voto contrario alla mozione, perché solo dei pazzi opportunisti potrebbero sfiduciare il Governo nel pieno dell'iter della legge di stabilità per una vicenda tanto inopportuna quanto però specifica e avulsa dall'azione di governo.
Proprio per questo, però, quella del Premier Letta appare una forzatura che si sarebbe dovuta evitare e che tira un altro po' la corda, solida, ma non indistruttibile, che tiene Scelta Civica legata al suo Governo.
I quarant'anni di servizio di alto profilo morale e riconosciuta capacità che contraddistinguono la carriera del Ministro Cancellieri sono l'elemento di merito attorno al quale ci si doveva concentrare per valutare, individualmente, come individuale era la mozione di sfiducia, se considerare un episodio oggettivamente sgradevole e estremamente inopportuno alla stregua di una brutta, bruttissima scivolata perdonabile con un cartellino giallo, invece che alla stregua della spia di un sistematico modus operandi imperdonabile e meritevole di un rosso diretto.

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LE SENTINELLE DE' NOANTRI.

All'epoca di Forza Italia, Berlusconi e i suoi si consideravano le sentinelle anti spesa e, dal 2001 al 2006, la spesa corrente al netto di interessi passivi e prestazioni sociali è cresciuta di 88 miliardi di euro in 5 anni, passando da 248 a 326 miliardi.
Più di recente, in versione PDL, Berlusconi e i suoi si sono definiti sentinelle anti tasse e il loro grande parto, dopo mesi di proclami, non è stato l'abrogazione dell'IRAP o il dimezzamento del cuneo fiscale, ma la trasformazione dell'IMU in TUC.
Se questi sono i risultati, penso si possa essere tutti d'accordo sul fatto che questo Paese, per quanto indomito e per certi versi indistruttibile, non sia in grado di reggere la paventata presenza contemporanea sulla scena di Forza Italia e PDL.
A meno che, naturalmente, si ergano entrambi a partiti anti crescita: sarebbe la volta buona che arriva.

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CUPERLO E LA NON CONSIDERAZIONE DEL PARLAMENTARE COME LAVORO

In queste settimane, Cuperlo ha più volte affermato che Renzi dimostra una scarsa considerazione del ruolo di segretario del PD, perché intenderebbe assolvere a tale incarico senza rinunciare a fare il sindaco di Firenze, mentre, a suo avviso, quello di segretario del PD è da considerarsi a tutti gli effetti un lavoro a tempo pieno che assorbe interamente le energie di chi vi attende.
Non entro nel merito di una competizione che riguarda un altro partito ed auguro le migliori fortune a tutti i contendenti, ma c'è un non detto implicito nelle parole di Cuperlo che merita di essere sottolineato, perché spiega perfettamente come i politici di lungo corso interpretano il ruolo di deputato o senatore.
Cuperlo, infatti, è parlamentare, ma evidentemente non ravvisa alcun problema nell'ambire a ricoprire contemporaneamente un altro ruolo che, per sua stessa affermazione, lo assorbirebbe completamente.
Non è nemmeno sfiorato dal dubbio che questo lo renderebbe l'ennesimo parlamentare assenteista, o, sotto altro punto di vista, l'ennesimo alto dirigente di partito che si fa pagare la sua attività a tempo pieno di segretario con i soldi pubblici dello stipendio di parlamentare.

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DIMISSIONI MONTI. ORA DA SCELTA CIVICA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA': MOVIMENTO DI RIFORMATORI E INNOVATORI, NON C'E' SPAZIO PER GALLEGGIATORI E CALCOLATORI.

Credo che il gesto del Presidente Monti abbia voluto essere un invito a tutti coloro che credono in Scelta Civica ad assumersi le proprie responsabilità.
Sono mesi che si sente parlare da parte di alcuni di superamento di Scelta Civica, invece che di rafforzamento di Scelta Civica.
A fronte di convegni, dibattiti, dichiarazioni e pranzi ostentati, la maggioranza silenziosa del partito, quella che è salita in politica  per creare qualcosa di nuovo, non per mescolare le carte dell'esistente, è stata fino a oggi sin troppo silente, nel nome di una nobile volontà di non esasperazione delle divisioni che però, alla lunga, rischia di sfociare nella meno nobile ricerca di mediazioni al ribasso e tatticismi personali.
Ora è arrivato il momento di dire le cose come stanno.

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GRANDI NAVI. LA SURREALE VISIONE DEL SINDACO. L'INTERVENTO DI ENRICO ZANETTI SU IL GAZZETTINO

L'intervento di domenica del Sindaco Giorgio Orsoni sulle pagine del Gazzettino è stato semplicemente surreale, sia per quanto concerne il modo con cui affronta il tema delle Grandi Navi a Venezia, sia per la frase ad effetto con cui ha ritenuto di concluderlo.
Sul primo aspetto, è appena il caso di sottolineare la superficialità di analisi del Sindaco, degna di una questione che muovesse i primissimi passi nel pubblico dibattito, quando invece sono anni che si trascina e necessita ormai di soluzioni rapide.
D'altro canto, la superficialità è la cifra stessa con cui il Sindaco si è approcciato alla complessa tematica delle Grandi Navi, se è vero come è vero che, pur nella inevitabile incompletezza tecnica di tutte le ipotesi progettuali sin qui elaborate, quella del Sindaco è di gran lunga la meno approfondita e dettagliata, tanto da meritare di essere definita nei giorni scorsi, proprio su queste pagine, "più che un progetto, un'ipotesi con una serie di considerazioni".
Quale serietà vi è in questo modo di guidare una città? Nessuna.

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DALLA VENDITA DEL CASINÒ UN VANTAGGIO DA MENO DI 150 MILIONI

Il bando di gara per la cessione del Casinò prevede due distinte "componenti di prezzo".
La prima: 185 milioni subito, di cui 45 per l'acquisto da parte del concessionario della partecipata cui CMV ha conferito a suo tempo il ramo d'azienda operativo (4) e per l'accollo da parte dell'acquirente di un debito di CMV (41)
La seconda: il 10% dei ricavi annui che il concessionario privato svilupperà a partire dal 2016 e fino alla fine della concessione trentennale.
Su queste basi, l'advisor finanziario ha quantificato in 306 milioni il valore attuale della vendita per il Comune di Venezia.
Operando una moltiplicazione che nemmeno nostro Signore Gesù Cristo con i pani e i pesci, il Sindaco Orsoni fa lievitare fino a un minimo di 900 milioni l'utilità effettiva che la città ritrarrà da questa cessione.
In verità, già sui 306 milioni più analiticamente quantificati dall'advisor ci sono almeno tre precisazioni da fare.
La prima: per consentire al Comune di conseguire effettivamente questo valore attuale di prezzo di vendita, il concessionario dovrà arrivare, negli anni, a quasi triplicare gli attuali incassi del Casinò.

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IL POLPETTONE FISCALE - COME TI CUCINO I CONTRIBUENTI ITALIANI

Prendere IMU e TARES.

Spostare tutta o buona parte della tassazione IMU dalla proprietà della prima casa a quella delle seconde e terze, nonché agli inquilini.

Tritare il tutto nel nome della invarianza di gettito complessivo.

Mescolare fino a rendere i singoli ingredienti un'unica massa indistinta e irriconoscibile.

Dare alla pietanza un nuovo nome, possibilmente esotico o comunque in lingua straniera, come si fa in Italia quando si sta facendo qualcosa che chiamato col suo nome suonerebbe malissimo (SERVICE TAX va benissimo).

Cucinare per alcuni mesi, per dare la giusta impressione della incredibile complessità di quello che sta venendo fatto.

Servire fumante, appena fatta, con un sorriso sgargiante, dandosi pacche autocelebrative per il notevole sforzo fatto nella predisposizione di un piatto veramente innovativo.

Buon polpettone a tutti.

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GRANDI NAVI FUORI DAL BACINO . MARGHERA OGGI IMPREPARATA, PIU’ RAPIDA E MENO COSTOSA LA ‘‘TANGENZIALE LAGUNARE’’

Quando il sindaco Giorgio Orsoni afferma che il trasferimento del porto a Marghera è l'unica soluzione immediata al transito delle Grandi Navi in Bacino San Marco dice una cosa non vera, perché ce n'è anche un'altra: chiudere il porto alla crocieristica e mandare tutti a casa.

Le due "soluzioni", e mai virgolette sono state più appropriate, si sovrappongono in tutto, con l'unica differenza che la seconda è , almeno, intellettualmente onesta.

Mandare la crocieristica immediatamente a Marghera significa mandare le navi in un'area assolutamente impreparata ad accogliere uomini e mezzi e costituisce un’opzione che può essere valutata solo da un Sindaco che, d'altro canto, non si preoccupa di lasciare che il biglietto da visita per chi arriva in città da Piazzale Roma sia l'accoglienza dei barbanera.

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UNA CITTA' IN ABBANDONO. ENRICO ZANETTI SU IL GAZZETTINO

Il problema del degrado urbano a Mestre non può essere ancora a lungo ignorato o, nel migliore dei casi, minimizzato, come ancora una volta si è avuta l'impressione leggendo nei giorni scorsi alcuni interventi di chi ha da molti anni responsabilità di governo e tutela dell'ordine pubblico in città.
Senza scomodare via Piave e le zone limitrofe alla stazione ferroviaria (dove la sensazione di "terra di nessuno" ha raggiunto ormai livelli sconcertanti), sono troppe le situazioni di autentica degenerazione che, insieme ad altri fattori, stanno da qualche tempo creando i presupposti per un progressivo abbandono di Mestre da parte delle giovani coppie che mettono su casa, ma anche da parte di molti nuclei familiari che vi risiedono.
Da questo punto di vista, ci sia consentita la provocazione,  non vorremmo che la classe dirigente che da oltre vent'anni governa Venezia e Mestre, senza realmente amministrarle, veda la città metropolitana con Padova e Treviso come l'occasione per mascherare nuovamente il processo di spopolamento del Comune, generato dalla sua sistematica inadeguatezza, in un mero processo di spostamento infra Comune, come già in passato è stata politicamente utilizzata l'unione tra Venezia e Mestre rispetto allo spopolamento del centro storico.

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IL SECONDO TEMPO DI SCELTA CIVICA

Pubblichiamo il documento promosso da venti parlamentari di Scelta Civica per l'Italia , tra i quali Andrea Romano, Irene Tinagli, Mariano Rabino ed Enrico Zanetti, per rafforzare l'azione innovatrice e riformista del movimento politico guidato da Mario Monti.

Scelta Civica è nata per rispondere credibilmente ad una diffusa richiesta di cambiamento e per organizzare, con la guida di Mario Monti, un'offerta politica nuova, tesa a riformare profondamente le istituzioni e la società. Una proposta all'insegna della verità, della novità, della coerenza, del coraggio e della trasparenza.
Gli elettori hanno premiato questa opzione, ma non come auspicato. Il risultato elettorale ha determinato un quadro politico complesso, che ha richiesto scelte difficili.
Le convulse vicende di inizio legislatura hanno portato alla soluzione indicata da Scelta Civica: una convergenza delle forze principali su un Esecutivo di Responsabilità e di Servizio alla Nazione. Tuttavia in questa fase l’immagine di Scelta Civica ha subito un forte appannamento. L’azione di Scelta Civica non è più stata percepita con le connotazioni riformatrici e di cambiamento che l’opinione pubblica attende da questa forza politica.

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FINANZIAMENTO VOLONTARIO AI PARTITI. BENE, E AI SINDACATI?

Nel sacrosanto dibattito sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti c'è qualcosa che non torna.
Perché - è lecito chiedersi - si ritiene pacifico che per i partiti politici dovrà vigere in futuro un sistema di finanziamento fondato in maniera centrale sulla espressa e reiterata manifestazione della volontà del cittadino - elettore (il quale ogni anno dovrà espressamente indicare in dichiarazione dei redditi la propria intenzione di destinare a un partito un 2 per mille delle proprie imposte, o quel che sarà previsto, altrimenti nulla sarà attribuito), mentre per i sindacati potrà continuare un sistema di finanziamento fondato in maniera centrale su ritenute sindacali in busta paga che non richiedono anch'esse ogni anno il rinnovo dell'espressa manifestazione del consenso da parte del cittadino - lavoratore?

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