PARTIAMO INSIEME, CON PASSIONE RIFORMISTA. LA LETTERA DI ENRICO ZANETTI CANDIDATO ALLA SEGRETERIA NAZIONALE DI SCELTA CIVICA

Il 31 gennaio si terrà il primo congresso di Scelta Civica. Pubblichiamo la lettera che Enrico Zanetti ha inviato ad iscritti, simpatizzanti, coordinatori territoriali, parlamentari e a tutti ''coloro che oggi non sono in Scelta Civica ma che potrebbero presto essere insieme a noi in un progetto comune''.

''C'è voluto tempo, è stata dura, ma alla fine ci siamo arrivati'' dice Zanetti, ora ''ci si può iscrivere e si può concorrere alla nascita di un progetto aperto, con la base degli iscritti nella posizione di decisore unico dei ruoli di rappresentanza territoriale del movimento e codecisore determinante alla pari, insieme ai gruppi parlamentari, dei ruoli di rappresentanza apicale nazionale''.

''Non stiamo rilanciando Scelta Civica; stiamo costruendo quello che Scelta Civica era nata per essere, ma non si è mai nemmeno avvicinata a diventare realmente.'' afferma ancora Zanetti. E poi l'appello finale alla mobilitazione e condivisione di questa sfida: ''intendo organizzare nei prossimi giorni un calendario di eventi in ognuna delle venti regioni del nostro bellissimo Paese per incontrarvi, ascoltarvi e condividere la nostra comune Passione Riformista.''

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DOPO FIRENZE. L'IDENTITA' POLITICA DI SCELTA CIVICA.

In treno, di ritorno dall'Assemblea nazionale di Firenze dopo una giornata cominciata alle 4.45, mi limito a riproporvi quello che scrivevo già lo scorso maggio sull'identità politica di Scelta Civica. Da domani, amplieremo e dettaglieremo i concetti, aggiungeremo temi organizzativi e di prospettiva politica. Qui però c'è già il fulcro di quella che, secondo noi, Scelta Civica deve essere e soprattutto, con un rinnovato slancio a livello di vertice e una piena apertura a livello di base, sarà.

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PRIORITÀ AL DISBOSCAMENTO DELLE PARTECIPATE PUBBLICHE

Tra le proposte qualificanti di spending review che Scelta Civica sostiene a spada tratta, nel Governo e in Parlamento, c'è quella del taglio delle partecipate pubbliche.
Il rapporto del Commissario Cottarelli pubblicato il 7 agosto 2014 contiene dati impressionanti.
In primo luogo, le ridotte e in taluni casi ridottissime dimensioni con quel che ne consegue in termini di inefficienza e diseconomie di scala: delle 7.726 partecipate censite dal MEF, quasi 2.000 (1.869) hanno un attivo inferiore a 2 milioni, 1.300 hanno un fatturato sotto i 100.000 euro, almeno 1.900 sono partecipate per meno del 10%.
In secondo luogo, il malato e in alcuni casi scandaloso rapporto tra addetti e amministratori: oltre 3.000 società hanno meno di 6 addetti e, udite udite, 2.123 non ne hanno neppure uno; in compenso, i posti in cda sono oltre 37.000 (la dimensione media dei Cda supera i 6 consiglieri e in sole 1.198 società a partecipazione comunale esiste un amministratore unico), 27.000 dei quali in società comunali, ma la cosa bella è che oltre 15.000 posti nei consigli sono stati assegnati in società dove il numero dei membri degli organi supera il numero degli addetti.

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GOVERNO E RIFORME. PRIMA DEI PIANI "ANTI" SERVONO I PIANI "PER''

Non voglio essere equivocato, perché alla legalità attribuisco un valore assoluto, ma credo che anche i numeri dell'ISTAT sulla nostra economia ci ricordino una volta di più come a questo Paese i piani "anti" servano purtroppo a poco, se non ci si concentra prima in modo totale e assoluto su un piano "per": senza un piano industriale per la crescita, i pur ottimi e opportuni piani anti corruzione ed anti evasione si trasformano loro malgrado in un gioco perverso, in cui quelli che controllano chi produce diventano sempre di più e quelli che producono diventano sempre di meno.
L'endemica incapacità del sistema della giustizia di condannare adeguatamente chi merita di essere condannato, porta, come reazione, a una proliferazione di regole che disorientano gli onesti e lasciano sostanzialmente indifferenti i disonesti.

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CHE VERGOGNA QUEI DIRIGENTI DEL COMUNE DI ROVIGO

Dirsi stupefatti, di fronte a quello che è successo nei giorni scorsi a Rovigo, nelle poche ore di vacatio tra dimissioni della Giunta e insediamento del Commissario, è francamente poco.
La mancanza di senso dell'opportunità e della misura dimostrata dai dirigenti apicali del Comune di Rovigo è semplicemente sconcertante ed è un insulto al buon senso e al buon nome dei tanti dipendenti pubblici che non meritano di finire nel tritacarne del "dagli alla burocrazia" che viene invece alimentato, giustamente, proprio da comportamenti come questi.
Comportamenti che, sia chiaro, non hanno nulla di illecito in termini giuridico-formali, ma che, ciò non di meno, anche nella loro piena legittimità formale, trasudano un menefreghismo e un'arroganza che lascia senza fiato.
Spero, con questa mia breve sottolineatura, di aiutare quanti a Rovigo (e sono certo che sono molti) non vogliono che episodi del genere vengano rapidamente derubricati a "robetta".
Perché non sono affatto "robetta".

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FEDERALISMO FISCALE, NASCE OPENCIVITAS. ORA SUPERARE PATTO DI STABILITA'

Il perfezionamento della banca dati OpenCivitas, che mappa e tiene aggiornati i fabbisogni standard di regioni ed enti locali, costituisce una tappa importante del processo di attuazione del vero federalismo fiscale e di auspicabile superamento del patto di stabilita' cosi' come lo abbiamo tristemente conosciuto in questi anni". Lo dichiara Enrico Zanetti, deputato di Scelta Civica e Sottosegretario al MEF con delega al federalismo fiscale, a margine della conferenza stampa di presentazione della banca dati Opencivitas, elaborata da Sose in collaborazione con il Dipartimento delle Finanze del MEF. "I numeri per dare una veste di oggettivita' a un concetto di virtuosita' sino a oggi fumoso ora ci sono, aggiunge Enrico Zanetti. Si tratta di avere fino in fondo la volonta' politica di passare dall'Italia dei tagli e dei premi lineari all'Italia che taglia chi spreca e premia chi merita. Vedremo presto - conclude il sottosegretario all'Economia - chi, come noi, e' federalista e riformista al 100% e chi invece lo e' solo a parole.
Così come da quasi 20 anni per le partite IVA italiane ci sono gli studi di settore che calcolano i ricavi standard che dovrebbero essere dichiarati, ora ci saranno finalmente anche gli studi di settore per regioni ed enti locali che calcolano i fabbisogni standard che dovrebbero essere spesi.

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SCANDALO MOSE. ORA UN RISVEGLIO CIVICO PER VENEZIA

Quello che è accaduto in questi giorni a Venezia non può lasciare nessuno insensibile.
Starà alla magistratura dire se si tratta di veri e propri reati o soltanto di pesanti opacità nei comportamenti e nelle frequentazioni che non costituiscono però reato.
Quello che è certo è che la natura assolutamente bipartisan dell'inchiesta è lo specchio più triste dell'assoluto consociativismo che ha dominato e determinato il declino della nostra città.
Al di la' dell'accertamento dei risvolti penali o meno, che compete solo alla magistratura, mi risulta ora più chiaro come mai in questi ultimi anni, con i nostri interventi di "risveglio civico" e critiche puntuali sui temi, siamo stati considerati una opposizione più coriacea e fastidiosa noi alcune di quelle che sedevano in consiglio comunale.

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AVANTI, POPOLO RIFORMISTA

Tranquillizzo tutti: sono vivo, vegeto e battagliero . Non ho condiviso parecchie cose di questo anno e mezzo di SC (dai gruppi unici con l'UDC al sostegno remissivo all'inutile Governo Letta, passando per la scelta di strutturare il partito nominando tutta la gente da Roma), ma ho sempre accettato le regole della democrazia interna che mi vedeva in minoranza, evitando polemiche esterne. Anche per doverosa consapevolezza del mio ruolo di ultimo arrivato in mezzo a molti nomi apparentemente più titolati a parlare. Ora che abbiamo raccolto i cocci (ed è veramente ironico che buona parte di essi siano il frutto dell'operato di gente che prima ha partecipato alla pessima conduzione del movimento e poi se ne è smarcata) e che nel frattempo qualcosina anche a livello personale l'abbiamo dimostrata, non esiterò a farmi avanti.

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UNA SCELTA EUROPEA CONTRO I BUFFONI DEL ‘’NO EURO’’

Sul ritorno alla lira e sulle svalutazioni competitive si sentono vaccate impressionanti.
Riescono a fare peggio solo coloro che difendono l'euro e l'Europa con argomentazioni astruse che sembrano quasi fideistiche, mentre qui è tutto drammaticamente semplice e concreto.
Fare una svalutazione competitiva, significa appunto rendersi più competitivi dei propri competitors in termini di puro costo: magari sei meno efficiente, meno qualitativo, meno stabile politicamente e quindi meno affidabile, ma costi meno.
Negli anni '80 e prima metà anni '90, questa scorciatoia funzionava, perché i nostri competitors erano la Germania, piuttosto che la Francia o gli USA.
Nell'anno del Signore 2014, ci piaccia o no, tutto il mondo è diventato Paese con la globalizzazione e i nostri competitors sono anche l'Est Europa, la Cina, l'India, il Brasile e molti altri Paesi emergenti.
Andare a competere con India, Cina, Brasile e compagnia bella sul costo del lavoro, invece che sulla efficienza, sulla qualità, sull'innovazione e sulla stabilità, significa costruire un'Italia in cui tutti lavorano, tutti guadagnano 50 milioni di lire al mese nominali e nessuno guadagna una mazza perché è come se prendessimo 300 euro e basterebbe una bolletta energetica (a quel punto carissima) per mandare famiglie dove lavorano in quattro a un passo dalla soglia di povertà. Bravi scemi. Gli anni '80 e primi anni '90 sono stati belli, piacevano anche a me, era tutto molto meno complicato di oggi, potessi regalerei quel mondo meno complicato ai miei figli che dovranno invece sudare ancora più di me, ma oggi siano nel 2014.

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NOI APERTI AL DIALOGO PER RINNOVARE NON PER RIMESCOLARE

Il quadro politico, in Veneto come nel resto del Paese, è senza dubbio magmatico e gli scenari in vista delle regionali del 2015 possono essere i più imprevedibili.
Rispetto a fasi storiche come queste, si può scegliere di lavorare per il rinnovamento, oppure per il rimescolamento.
Il rinnovamento passa attraverso il coinvolgimento di persone nuove e ciò si accompagna alla creazione di soggetti politici nuovi solo nella misura in cui quelli esistenti da decenni si dimostrino incapaci di rinnovarsi.
Il rimescolamento, invece, passa attraverso la creazione di soggetti politici, tavoli e cantieri nuovi, animati però da interpreti vecchi che reiterano se stessi.
Se, così su due piedi, dovessi fare un esempio di rimescolamento, azzarderei quello di quattro o cinque deputati e consiglieri regionali che si trovano per dire che alcuni rimangono in un partito, ma alle elezioni europee ne sostengono un altro; e che altri sono pronti a tessere alleanze con chiunque, da Forza Italia al PD.

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PER IL NORD NON È PIÙ TEMPO DI FUGGIRE. LE RAGIONI DI UNA SCELTA EUROPEA.

Se in questi anni le aree e le categorie più produttive del Paese hanno sofferto in modo ancora più drammatico la crisi, è perché si sono trovate tra l'incudine e il martello.

Da un lato, l'Europa che offre solidarietà solo a condizione che chi la riceve si assuma le proprie responsabilità verso se stesso e chi la concede.

Dall'altro, l'Italia che, al suo interno, declina invece la giusta e sacrosanta solidarietà nella più folle e totale irresponsabilità, tale per cui chi riceve risorse aggiuntive a quelle che genera può continuare a fare come gli pare; e chi trattiene per se' meno risorse di quelle che genera non può avere voce in capitolo sul modo in cui vengono altrove utilizzate.

Chi, come Scelta Civica, ha veramente a cuore le sorti di coloro che, nonostante tutto, continuano a impegnarsi per lavorare e produrre in questo Paese, sa perfettamente che la via maestra per dar loro una mano non è uscire dall'Europa in cui viene applicata la regola aurea della "solidarietà contro responsabilità", bensì riformare l'Italia affinché anche nei suoi rapporti interni trovi applicazione quella medesima regola, architrave indispensabile di qualsiasi processo di vero federalismo fiscale.
Questa è l'essenza della Scelta Europea di Scelta Civica.

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L'INVITO DI ALFANO PER NUOVO CENTRO-DESTRA NON E' CREDIBILE

L'invito rivolto da Alfano alle forze diverse dal PD che sostengono il Governo Renzi, per una aggregazione ponte finalizzata alla costruzione di un nuovo centro-destra, ha un significato politico importante anche per molti di noi di Scelta Civica, ma non è credibile.

Un nuovo centro-destra non lo puoi costruire con chi lascia Berlusconi per tattica parlamentare contingente, ma continua a rivendicare con orgoglio la bontà di ripetute e pluriennali esperienze di governo che sono state fallimentari sotto ogni profilo: la spesa corrente al netto di interessi passivi e prestazioni sociali, pari a 248 miliardi di euro nel 2000, nel 2006 era schizzata a 326 miliardi; per non parlare delle mancate riforme; dei mille e un condoni fiscali lasciando però al tempo stesso mano libera nella quotidianità all'Agenzia delle entrate, nel nome del gettito a qualunque costo per coprire l'esplosione della spesa.

Da liberali e riformisti entrati in politica per scrivere una storia nuova, non possiamo allearci con chi parla di quegli anni come di una storia di successo, perché, se così la intende, è evidente che ce li riproporrebbe tal quali, al netto del sommo leader, ma questo sarebbe il vecchio centro-destra di cui il Paese non ha proprio bisogno e di cui non sente la mancanza.

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UN VOTO A SCELTA CIVICA, UNA GARANZIA PER LE RIFORME.

Se Renzi continuerà a dire le cose che dice sino ad ora e sarà conseguente tra parole e opere, avrà un sostegno sempre più convinto da Scelta Civica, almeno quanto sempre più difficile, tortuoso e col freno a mano tirato da una parte consistente del PD. Se invece cambiasse linea o non desse seguito alle riforme promesse, ipotesi che vogliamo considerare del tutto teorica, ridurrebbe i conflitti interni al PD, ma perderebbe l'appoggio di Scelta Civica. Noi infatti non siamo alleati del PD in quanto tale, ma semmai nonostante sia tale. Ci interessa il riformismo di Renzi che oggi prevale sul conservatorismo della CGIL e, fino a quando sarà così, noi ci saremo e saremo anzi i suoi sostenitori più convinti.

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L'IDENTITÀ POLITICA DI SCELTA CIVICA

Scelta Civica è nata poco più di un anno fa come lista elettorale di una società civile decisa ad impegnarsi in prima persona per rinnovare la politica e riformare il Paese, in contrapposizione tanto al continuismo immobilista di PDL e PD quanto allo sfascismo populista del Movimento 5 Stelle.

L'impulso alla nascita di Scelta Civica lo hanno dato alcune associazioni del mondo liberale e del mondo cattolico.

Mario Monti, con generosità e coraggio, ha accettato di assumere la leadership del progetto, coinvolgendo a sua volta personalità di rilievo del mondo dell'imprenditoria, della cultura, della ricerca e dello sport, ulteriori rispetto a quelle che già vi avevano aderito per il tramite delle associazioni promotrici.

Il difficilissimo quadro politico complessivo disegnato dal voto, e la scellerata decisione di formare gruppi parlamentari unici con un vero e proprio corpo estraneo a qualsivoglia progetto riformista come l'UDC, hanno reso ancora più complessa una amalgama, che sarebbe stata comunque non banale, tra liberali, popolari e "montiani doc".

La decisione di Mario Monti, praticamente sin dalle prime battute successive all'avvio della legislatura, di ritagliarsi un ruolo da padre nobile più che da leader "operativo", ha fatto il resto.

Dopo mesi travagliati e una separazione dei gruppi parlamentari dall'UDC particolarmente complessa e faticosa, anche per la decisione di alcuni dei nostri eletti di area popolare di mantenere il sodalizio con l'UDC e lasciare quindi il nostro movimento, Scelta Civica ha finalmente oggi una identità politica attorno alla quale costruire ed evolvere.

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