Zanetti a Il Messaggero: «Ma non è materia da referendum le figure istituzionali ne stiano fuori»

«Sono un elettore attento. Ricordo innumerevoli referendum intorno ai quali ora questa ora quella parte politica hanno espresso inviti espliciti al non voto. Anche per il referendum sulle trivelle siamo di fronte ad un gioco delle parti politico. Figure istituzionali farebbero bene a tenersene alla larga». Enrico Zanetti, Viceministro del Tesoro e leader di Scelta Civica, usa un linguaggio rispettoso e misurato ma la sostanza non cambia: non ha apprezzato la sortita provoto al referendum del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi.

Non intendo farla litigare per forza col presidente Grossi, ma non trova che in quelle parole ci sia una forzatura politica?
«Sul fatto che votare sia un dovere civico non ci piove. Tuttavia nel caso del referendum, come immaginato dai padri costituenti, i cittadini dovrebbero essere chiamati a votare su grandi scelte».

Referendum illegittimo?
«Certo che no. La consultazione sulle trivelle però è il più classico degli esempi di come non si dovrebbe utilizzare questo strumento nell'interesse dell'istituto referendario stesso».

Ma dunque lei è favorevole all'astensione?
«Per motivi istituzionali non indico il non voto. Inoltre, per farlo fallire, dovrei pensare che questo referendum valga qualcosa quando invece la sua portata è vicina allo zero».

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Zanetti al Corriere della Sera: «Gli 800 connazionali? Li aspetta una profonda tribolazione»

«Tra gli ottocento italiani con i conti a Panama ci sarà pure qualche contribuente onesto, ma non ci vuole molto per capire che la maggior parte di loro sono evasori. E se non hanno sfruttato la finestra per l'emersione dei capitali all'estero, appena chiusa, li attende un periodo di giusta e profonda tribolazione» dice il vice ministro dell'Economia, Enrico Zanetti. «Con la massima soddisfazione — aggiunge — di tutti noi contribuenti onesti».

Sicuro che pagheranno?
«Se hanno sbagliato sì. Sul contrasto all'evasione fiscale internazionale questo governo ha condotto una delle azioni più decise negli ultimi due anni. Su altri fronti abbiamo razionalizzato, come sulle sanzioni penali, che erano populisticamente esagerate, ma sull'evasione internazionale abbiamo varato norme molto più stringenti e pesanti. Sappiamo che questa è una leva fondamentale per avere maggior equità nel sistema fiscale che non pub accanirsi solo contro la piccola evasione domestica».

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Zanetti a Il Messaggero: «Flessibilità in uscita sì ma viene prima chi non ha un lavoro»

Va bene parlare di uscita più flessibile, ma senza smontare la legge Fornero e comunque dando priorità, se ci sono più risorse per la spesa sociale, a chi non ha né un lavoro né la pensione. Quanto ai contributi di solidarietà, pur se teoricamente condivisibili sono in pratica inattuabili, perché andrebbero comunque a colpire trattamenti di importo tutt'altro che elevato. Nell'acceso dibattito sulla previdenza Enrico Zanetti, Viceministro dell'Economia e segretario di Scelta Civica, vuole inserire una dose di realismo.

Non solo i sindacati ma anche una parte della maggioranza insiste per una revisione della riforma del 2011.
«Ci sono due tipi di approccio. C'è chi vorrebbe smantellare la riforma, dimenticando tra l'altro che quello del governo Monti è solo l'ultimo di una serie di interventi, approvati anche dal centro-destra. I sostenitori di questa tesi dovrebbero spiegare dove prendere i 30 miliardi di risparmi delle varie riforme, certificati dalla Corte dei Conti, che verrebbero meno: se da nuove tasse, oppure da tagli alla sanità o agli investimenti. Con loro non si può nemmeno discutere. Altra cosa è prendere in considerazione le esigenze di chi vorrebbe andare in pensione un po' prima, in un contesto di sostenibilità del sistema. È un approccio ragionevole, ma anche in questo caso bisogna avere il coraggio di fissare delle priorità».

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Zanetti a Il Mattino: «BpVi dimostri di aver voltato pagina»

II Viceministro Zanetti: la tutela degli azionisti va anteposta ai salotti. Spero che Dolcetta vari l'azione di responsabilità.

Viceministro Enrico Zanetti, lei, a nome del governo, ha definito “folle” la decisione dell' assemblea di non votare l'azione di responsabilità nei confronti della vecchia gestione. Teme forse che la banca non riesca a voltare pagina?
“Il punto non è cosa pensiamo al governo. Temo semmai che questa sia la conclusione cui potrebbero arrivare tanti correntisti che non hanno sino ad oggi lasciato la banca e molti investitori potenziali poco propensi a immischiarsi con chi si dimostra incapace di fare i conti con il proprio passato e darci un taglio netto senza guardare in faccia a nessuno. Invece bisognava dimostrare che anche a Vicenza, finalmente, alle buone relazioni personali nei salotti si antepone per davvero la tutela della banca e dei suoi azionisti. È stato un passaggio a vuoto clamoroso. Davvero non me ne capacito ancora».

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La Nazione - Il Resto del Carlino - Il Giorno: Il governo teme le nozze coi francesi «Settore sensibile, vendita rischiosa»

Banche, il vice ministro Zanetti: troppe lentezze sul decreto rimborsi.

La scalata a Telecom di Vivendi e la possibile fusione con Orange, colosso francese a guida pubblica «è una questione delicata. Sia per le dimensioni della società italiana, sia per il tipo di attività che svolge». Non sottovaluta «i rischi» dell'operazione, Enrico Zanetti (nella foto), vice ministro all'Economia e portavoce dei Moderati.

Temete che un altro gioiello italiano finisca in mano straniera?
«Il mio partito aveva richiamato l'attenzione su questo rischio già prima dell'assemblea Telecom».

Con questa operazione cade l'ultimo pezzo del capitalismo di relazione italiano? Addio ai salotti e largo al mercato?
«Noi siamo quelli più favorevoli in assoluto al mercato, ma se il punto finale di caduta fosse il controllo da parte di una partecipata pubblica di un altro Stato (Orange, ndr), allora di mercato ci sarebbe ben poco».

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Zanetti a Il Gazzettino: «Chi dichiara la verità non va perseguito penalmente»

Caro Direttore, ha ragione da vendere l'imprenditore Alberto Peruzzo, quando, dalle colonne del Suo giornale, evidenzia l'irragionevolezza della rilevanza penale degli omessi versamenti di Iva il cui debito viene però regolarmente dichiarato dal contribuente al fisco. Il penale deve riguardare le frodi (sempre), le dichiarazioni infedeli (nei casi più gravi) e gli omessi versamenti delle ritenute alla fonte operate sui lavoratori (perché è appropriazione indebita), mentre non ha alcun senso per gli omessi versamenti delle imposte (Iva compresa, posto che la si deve versare allo Stato anche se non incassata dai propri clienti) che non sono accompagnati da frodi o infedeltà nella dichiarazione, perché in questi casi il contribuente è onesto nel rapporto con il fisco e deve quindi essere oggetto "solo" delle sanzioni pecuniarie per l'omesso versamento, oltre che, naturalmente, del recupero delle imposte dovute.

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