Zanetti a Il Messaggero: «Il sistema va riformato, servono i tribunali fiscali»

IL VICE MINISTRO ALL'ECONOMIA: AI GIUDICI NON TOGATI VANNO AFFIDATE SOLO LE CONTROVERSIE DI IMPORTO MINORE

Vice ministro all’Economia Enrico Zanetti, la giustizia tributaria è di nuovo nella bufera. Magistrati che intascano mazzette per aggiustare le sentenze...
«È un fatto gravissimo. Ma non può far dimenticare che la stragrande maggioranza dei giudici tributari lavora con professionalità e correttezza. Il problema è che è proprio lo Stato il primo a non voler considerare il loro un lavoro delicato».

In che senso scusi?
«Nel senso che li lascia lavorare in una sorta di limbo dopolavoristico, nonostante il controvalore delle cause tributarie sia, secondo gli ultimi dati disponibili, di circa 35 miliardi di euro».

Cosa intende per limbo dopolavoristico?
«Che i giudici tributari hanno dei livelli retributivi irrisori».

In effetti, se si guadagnano 30 euro a sentenza quando magari si discute una causa di evasione per qualche centinaio di milioni, qualche cattivo pensiero può venire?
«Esatto, lavorano a cottimo e con compensi irrisori. In nessun assetto è possibile eliminare del tutto la corruzione, ma certo quello attuale non premia chi si comporta bene. Non è però solo questo».

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Il Giorno - Il Resto del Carlino - La Nazione: Zanetti striglia Renzi sulle banche «Basta perdere tempo per i rimborsi»

«Basta tergiversare, mancano gli ultimi cento metri», il Viceministro dell'Economia Enrico Zanetti suona la sveglia al premier sui rimborsi ai risparmiatori coinvolti nel crac delle quattro banche. E sul caos mutui striglia i tecnici: «Il governo dialoghi con la maggioranza prima di trasmettere i testi in Parlamento».

II governo scivola spesso sulle banche. Con un po' di attenzione si poteva evitare il caos?
«No. E evidente che il M5S volesse il polverone, altrimenti avrebbe fatto prima il dibattito in commissione e inscenato proteste solo dopo aver constatato l'indisponibilità a discutere. Sapevano che il governo era disponibile, ma il tema era troppo ghiotto. Avrebbero avuto diritto ad essere arrabbiati i parlamentari di maggioranza...».

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Zanetti a Il Messaggero: «Aliquota più bassa per il ceto medio e nessuno deve pagare maggiori tasse»

IL VICEMINISTRO E SEGRETARIO DI SCELTA CIVICA: «SERVE UN MESSAGGIO SEMPLICE DI RIDUZIONE DEL PRELIEVO»

Giù l'Irpef con un provvedimento semplice e comprensibile, che vada a premiare soprattutto il ceto medio: ovvero i contribuenti più portati a trasformare in consumi le tasse non pagate. Se la direzione di marcia del governo in tema di riduzione del prelievo è piuttosto chiara, Enrico Zanetti, Viceministro dell'Economia e Segretario di Scelta Civica ha già bello e pronto un progetto, che ora è all'attenzione dello stesso ministero e di Palazzo Chigi. E che Zanetti punta ad attuare senza eccessi di fretta.

Cosa si possono aspettare i contribuenti italiani nel 2017?
«C'è un piano organico iniziato con l'intervento a beneficio dei lavoratori dipendenti, gli 80 euro, proseguito con la cancellazione della componente costo del lavoro dall'Irap e poi con l'abolizione dell'imposta sull'abitazione principale. Dal 2017 ci sarà una importante riduzione dell'Ires per le imprese, che pagheranno 3,5 punti in meno. L'ultimo passaggio deve essere un intervento sull'Irpef non dispersivo ma mirato, da attuare con la stessa filosofia degli 80 euro e delle tasse sulla casa: un provvedimento semplice, facile da comprendere, che dia una percezione chiara della riduzione del prelievo».

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Zanetti a L’Unità: «Serve un'Agenzia delle uscite per le spese della Pa»

«Ora più concorrenza nei privato sul fronte liberalizzazioni e trasparenza nel pubblico»

Due anni al governai per Scelta Civica sono stati soddisfacenti o si poteva fare di più, onorevole Zanetti?
«Siamo orgogliosi delle riforme costituzionali, qualcosa su cui pochi avrebbero scommesso. C’è invece il rammarico per non aver cambiato la macchina fiscale tarata ancora più per fare la caccia al gettito che una vera lotta all'evasione».

Guardiamo avanti, cosa c'è in agenda?
«Prima di tutto mettere mano alla macchina fiscale e trasformarla nel senso di dare priorità alla lotta all'illegalità fiscale e al vero sommerso piuttosto che accanirsi contro chi è già emerso. Poi separare l'assistenza dalla previdenza, per essere più equi sui trattamenti assistenziali e nella lotta alla povertà e per poter difendere ciò che nell'ambito previdenziale è un legittimo diritto acquisito e non pura rendita di posizione».

Nessuna revisione delle pensioni di reversibilità?
«Mai state in agenda».

Tutti punti condivisi con il Pd?
«Assolutamente si. Ne aggiungo un terzo, che caratterizza Scelta Civica: più concorrenza nel privato sul fronte delle liberalizzazioni e più trasparenza nel pubblico. Quello a cui puntiamo è una vera e propria Agenzie delle uscite: un omologo di quella delle entrate ma anziché controllare i contribuenti agisce sulle spese delle pubbliche amministrazioni. Ne aggiungo altri due, ugualmente prioritari: l'agenda digitale, dovremmo lanciare una vera e propria campagna paper-less (no carta); la programmazione della spesa dei fondi europei».

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Zanetti a Il Gazzettino: «Più chiarezza dai leghisti, dicano come affrontare i problemi»

Il viceministro: dissenso legittimo, ma non venga meno la collaborazione.

Esporre un dissenso politico è legittimo. Trasformare questo dissenso in ostruzionismo, mettendo da parte il proprio ruolo istituzionale, è invece da condannare. Enrico Zanetti, Viceministro all'Economia, censura l'atteggiamento dei sindaci leghisti e difende il prefetto trevigiano Laura Lega.

Viceministro Zanetti, aveva in programma un incontro con il prefetto Lega per parlare di migranti. Poi avete rinviato. Problemi?
«Assolutamente no. L'appuntamento è saltato perché non siamo riusciti a far combaciare gli impegni in agenda. Ma ci vedremo a Roma tra qualche giorno».

Il prefetto è finito nell'occhio del ciclone per quel riferimento alla possibile requisizione degli alloggi sfitti.
«Le sue parole non avevano certo l'obiettivo di tracciare la linea del governo, che non ha mai avuto intenzione di requisire qualcosa. Volevano invece sottolineare la gravità dell'emergenza».

Il problema sono quei sindaci che continuano a dire no all'accoglienza diffusa.
«Anche chi ha ruoli di natura istituzionale ha tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso. Però non dovrebbe sottrarsi alla collaborazione, altrimenti il risultato è rendere nei cittadini più drammatico l'impatto dell'accoglienza».

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Zanetti a La Repubblica: ”Diciamo no all'Ncd, anche se cambia nome"

«Non è un no sdegnato ad Alfano e a Ncd. Non è nel nostro modo di agire. Non siamo come i grillini che si credono i soli puri in un modo di impuri. Il problema è che Ncd potrà anche cambiare nome, e gli auguriamo buona fortuna, ma fino a quando non scioglie i nodi politici non vedo chi possa essere interessato ad associarsi a loro».

Enrico Zanetti, Segretario di Scelta Civica e vice ministro dell'Economia risponde picche ad Angelino Alfano. Nei giorni scorsi, era a trapelato il progetto di cambiare nome a Ncd e cercare di costruire nuovi gruppi centristi a cui avrebbero dovuto aderire anche i parlamentari di Scelta Civica.

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